(...) Reazione da mal di pancia, quella del signor Spinella e dei cittadini costretti a convivere con la polveriera di Triboniano. «Noi siamo le vittime, non loro», leit motiv di trenta disperati che lì, a un passo dal cimitero Maggiore, vivono da trenta e passa anni. «Siamo vittime ma non abbiamo intenzione di arrenderci ai rom, che per riempire la noia di un pomeriggio danno la caccia a topi grandi così».
Già, nella favela del campo di Triboniano si vive nel fango, tra immondizie e escrementi. Quando piove, raccontano gli italiani, le strade diventano una latrina a cielo aperto e le scarpe sono ingoiate da una poltiglia maleodorante. «Ci sono stati dieci-casi-dieci di epatite A. E poi unepidemia di morbillo» racconta una vicina, «mio malgrado», nella baraccopoli. Sì, dieci casi di una malattia debellata in Occidente, che aggredisce per lo più i bambini del Terzo Mondo e che, sorpresa, è ricomparsa nella favela milanese.
Rischio sanitario che ha persino smosso ladvisor group on forced evictions dellOnu, con tanto di richiesta al Comune di un dettagliato rapporto. Ma report a parte, restano i cumuli di rifiuti a fianco di roulotte dismesse e baracche di cartone e assi di legno. Non ci sono gabinetti e quelli mobili sono perennemente fuori uso, «li distruggono nello spazio di unora». Bagni chimici insozzati e inaccessibili, a un palmo dalle dispense dove accatastano pentole con la ciorba, mix di carne e pomodoro dal fetore insopportabile.
Ma il tour nel campo dellillegalità - a Milano si declina in un esercito di 10mila rom spalmati su centinaia di aree tutte nellestrema periferia - si completa con uno sguardo alla cronaca nera e giudiziaria, con lo sfruttatore di cento prostitute che aveva un tetto, si fa per dire, in quel Triboniano e con quel via vai di bambini rom dallo sguardo triste e affaticato usati dai genitori come mendicanti. Quadretto nellultimo lembo della città, al confine nord, dove lintegrazione è fallita. «Assurdo pensarlo» commenta lassessore regionale Davide Boni: «Tutta colpa di una politica buonista che non si occupa della sicurezza dei cittadini, italiani costretti sempre a pagare il lassismo delle Istituzioni che sottovalutano la situazione». Nessuna sorpresa, nessun stupore nella Milano che reclama pene più severe e più forze dellordine contro chi bivacca da anni nei ghetti che alimentano criminalità e pure lavoro in nero. «Il decreto del governo Prodi è meglio di niente» osserva lassessore Mariolina Moioli: «Insufficiente perché a monte non cè il governo dei flussi». Come dire: «Se le istituzioni non intervengono con decisione si continua a svuotare il mare con il cucchiaio».
Metafora a parte, resta quel fardello di miseria e di vita ammassata in poche centinaia di metri che si contrappone alle regole del vivere civile. Legittima la domanda che si pone il coordinatore di Forza Italia Maria Stella Gelmini: «Perché il governo Prodi non ha agito prima?». Interrogativo che suscita unaltra questione, «perché ha apportato tagli in Finanziaria ai fondi destinati alle forze dellordine?». Rispondono i fatti: «Un governo che tiene alla sicurezza non penalizza i primi che possono garantirla». Ma, soprattutto, il «pacchetto sicurezza» ha eluso «la patata bollente che Milano affronta ogni giorno: lesplosione dellimmigrazione, i cui numeri rendono la città ingovernabile» commenta il vicesindaco Riccardo De Corato.
Nota di unamministrazione che si è spesa, anche a Triboniano (nella fascia del campo «regolare»), per coniugare solidarietà e legalità.
Triboniano, milanesi assediati «Non ci arrenderemo ai rom»
La rabbia di chi è costretto a vivere a stretto contatto con il campo nomadi: «Facciamo la guardia col fucile in mano»
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.