Miriam DAmbrosio
Una trilogia pasoliniana vagante per L'Italia con successo. Pilade (7 e 8 giugno), Porcile (9 giugno) e Bestia da stile (10 giugno), regia di Antonio Latella, arrivano al Teatro Out off, dove sabato 11 saranno rappresentati tutti e tre, in una sorta di maratona dedicata a Pier Paolo Pasolini, un'immersione nei testi che parte dalle 15.30 (ora d'inizio di Pilade), prosegue con Porcile (alle 19) e si conclude con Bestia alle 22.
«Il pubblico si ferma a seguire la trilogia, ci sono persone, anche una cinquantina per sera, che restano fino alla fine - racconta Rosario Tedesco, uno degli attori "storici" di Latella, insieme a Marco Foschi e Annibale Pavone - è successo a Parma, Bari, Napoli e Roma, le città dove siamo già stati. Il pubblico si sente coinvolto e negli intervalli tra uno spettacolo e l'altro, noi attori lo incontriamo e si stabilisce una comunione, continua un rapporto iniziato già durante gli spettacoli, perché il contatto è stretto e riusciamo a vedere in faccia gli spettatori. In Pilade il pubblico è disposto in circolo attorno a noi, è un coro che mette sotto esame la città. Dalla dimensione pubblica si passa poi a quella privata di Porcile dove il pubblico spia la vicenda, mentre noi siamo su una pedana rosa. Con Bestia da stile invece è colpito da luce piena», sfacciata, totale.
A servizio della parola, gli attori missionari del verbo spendono energia, creano il luogo mentale e fisico in cui la parola vive, trionfante in Pilade.
E Rosario torna a essere Oreste, l'amico di Pilade (Foschi).
E la dimensione pubblica è scontro tra Ragione e Sentimento, Atena e Eumenidi, Verbo e Silenzio.
«Con "Pilade" all'inizio c'è stato un lavoro d'improvvisazione - dice Rosario - Antonio ha cominciato a farci discutere sul testo e l'idea della discussione è quella che abbiamo portato avanti. Anche in scena è così, parliamo e ci muoviamo attorno a un tavolo da osteria. Ma la prova più bella c'è stata un pomeriggio quando Antonio ci ha chiesto di raggiungerlo in una casa dov'era ospite. Ci ha detto di andare a digiuno per fare i nostri esercizi. Quando siamo arrivati abbiamo trovato una tavola imbandita e vino. Potevamo, anzi dovevamo mangiare tutto e parlare, ma solo con le parole di Pasolini, quelle del testo. Così entravamo nella dinamica della scena, partecipando a un convivio. Ci facevamo domande e, senza rendercene conto, avevamo improvvisato tutta la prima parte. Memoria e improvvisazione. Una magia costruita insieme».
Un rito sacro si compie nella città di Argo o in qualunque città spettatrice di storie che si ripetono «con la vergogna prevedibile del potere politico».
Pilade è stato il primo testo di Pasolini messo in scena da Latella, tre anni fa. E segnò una «svolta» per il gruppo, come racconta Rosario.
Trilogia dedicata a Pasolini Si parte oggi con «Pilade»
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