Troppo «english», così ci scordiamo il nostro italiano

Egregio Dottor Granzotto, mi è molto piaciuta la sua lettera sul «decoder». Grazie. Vorrei però affrontare una quisquilia. Ad una persona colta come lei, la parola «digitale» richiama il Pascoli, con annesse pregevoli variazioni sul tema. Ad un medico rammenterebbe una pianta per uso farmaceutico. Un lettore di romanzi gialli potrebbe giustamente pensare alle impronte lasciate dai polpastrelli delle dita. Eccetera eccetera. In argomento elettronico, «digitale» è una inesperta traduzione dall’inglese «digital». «Digit» significa cifra, e digital si traduce «numerico». Esempio: «orologio numerico», non «orologio digitale».

«La lingua italiana è tacciata di troppo plebea», brontolava il grande Nicolò Tommaseo, «ma ora attende a rimpulizzirsi con gualdrappe stranere». Allora, nell’Ottocento, le gualdrappe erano rappresentate dai francesismi. Oggi, che sempre troppo plebeo ci suona in nostro bell’italiano, sono gli inglesismi. L’esempio di «digitale» da lei proposto è esemplare. C’è il corrispondente perfetto, «numerico» (e infatti i francesi, più attenti di noi, non dicono digital, ma numérique), però abbiamo preferito rimpullizzarci appropriandoci della versione inglese. Appropriazioni, sovente indebite, e calchi linguistici ormai soffocano l’italiano, arrivando a strangolarlo nel linguaggio informatico, finanziario e pubblicitario. «Economia di scopo» cosa mai vorrà significare se non si conosce l’espressione, scope economy, da cui è ricalcata e che sta per «macroeconomia»? E «dedicata»? «Settori bancari dedicati» fa sorgere un dubbio: dedicati, riservati a chi? Dubbio che svanisce a patto d’esser a conoscenza del prestito inglese, quel dedicated che significa «specializzato». Ben noto perché ormai entrato nella comune parlata plebea televisiva il «realizzare» inteso non nel senso proprio di «attuare», di «concretizzare», ma di «rendersi conto», «capire», che però è il significato del verbo inglese to realize. Non parliamo poi di «sensibile» che irruppe quando il Palazzo decise di fornirci d’una Autorità per la privacy (in italiano, privatezza). «Sensibile» ha molti significati - che può essere percepito attraverso i sensi; che ha la capacità di sentire, di percepire; che risponde in modo intenso a uno stimolo - ma nessuno s’adatta a «dati» nella espressione «dati sensibili». E infatti, trattasi d’un altro balordo calco dell’inglese sensible, cioè notevole, rilevante. Esempi se ne potrebbero fare a iosa, da il volo «cancellato» per «annullato» (dall’inglese cancel, soppressione, annullamento) per finire a un aggettivo - «sospetto» - che per la mala erba dell’inglese - nel nostro caso suspect - cambia genere, si fa transessuale e diventa un sostantivo. «Il sospetto è stato arrestato», quando invece dovrebbe dirsi: «Il sospettato è stato arrestato». Potremmo continuare a lungo, caro Maletto, ma lo spazio a quest’«Angolo» dedicato - stavolta inteso nel senso giusto - è quello che è. Dunque e sebbene a malincuore, mettiamoci un punto.

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