Tutti assolti gli imputati di «Mani pulite due»

Giovanni Terzi, architetto ed esponente di Fi passò 3 mesi in cella

Stefano Zurlo

da Milano

I nostalgici l’avevano ribattezzata Mani pulite due. I giornali, che ne avevano accompagnato la nascita con squilli di tromba, avevano coniato l’espressione Mattoni puliti. In realtà, l’inchiesta condotta dal pm Claudio Gittardi è rimasta confinata ai bordi della metropoli, come una tangentopoli di provincia. Ora, però, anche questa mini Mani pulite, ambientata a Bresso, piccolo comune dell’hinterland, si chiude in Corte d’appello con una raffica di assoluzioni: escono di scena, perché il fatto non sussiste, gli imprenditori Igino, Angelo e Walter Bottani, e con loro Giovanni Terzi, architetto, consigliere comunale a Milano di Forza Italia e all’epoca dei fatti assessore all’urbanistica a Bresso. Sarebbe stato lui, per una manciata di milioni, a favorire una speculazione da oltre 100 miliardi di lire sui terreni della Ram.
Terzi fu arrestato il 13 ottobre 1998 per corruzione, abuso d’ufficio e falso. Rimase in carcere tre mesi, prima in isolamento a Opera, poi a Novara. Un architetto, Michele Ugliola, sosteneva di avergli pagato una mazzetta da 100 milioni per sbloccare un piano integrato d’intervento, in pratica una corposa variante al piano regolatore. L’arresto di Terzi fu accompagnato da articoli e commenti che, in un momento di declino del manipulitismo, giudicavano quell’inchiesta il nuovo fronte avanzato della Procura di Milano. Qualcuno vaticinava addirittura il coinvolgimento dei piani alti della Regione Lombardia.
In realtà, poco prima del Natale 1998, la Cassazione, chiamata dai difensori dei Bottani a valutare la correttezza degli arresti, aveva annullato gli ordini di custodia nei confronti degli imprenditori e demolito l’impianto accusatorio, giudicando regolare l’intervento urbanistico.
La Procura però non si era fermata e l’indagine era andata avanti: il Pm aveva chiesto il rinvio a giudizio di Terzi e dei costruttori, infine in primo grado l’esponente di Forza Italia era stato condannato a 2 anni e mezzo. Ora l’assoluzione.
«Più che di un errore - spiega ora l’avvocato Jacopo Pensa, difensore di Terzi con Daniela Mazzocchi - si è trattato di un abbaglio. In realtà sarebbe bastato leggere con attenzione le carte sequestrate per capire che questo processo poteva e doveva essere evitato». Perché? «L’architetto Ugliola, che poi ha patteggiato la pena - riprende Pensa - in aula, aveva dato una versione molto più contorta e per nulla credibile: la tangente sarebbe stata addirittura fatturata sotto forma di appalto concesso allo studio dell’architetto Giovanni Terzi come forma di tacito ringraziamento per la lottizzazione andata a buon fine». In poche parole, Terzi avrebbe silenziosamente incassato un obolo per aver favorito un affare da oltre 100 miliardi di lire. «La verità - conclude Pensa - è che in questa storia alcune persone sono state mesi in carcere in condizioni durissime». Terzi, dopo la condanna in primo grado, era stato anche sospeso cautelativamente dal consiglio comunale.