Tutti in fila per il 6 da record «Se vinco cambio la moglie»

I primi posti in caso di vincita, se li contendono il cambio - anzi - l’acquisto delle mogli e la beneficenza. E c’è da credere che con una cifra così ci stiano tranquillamente l’uno e l’altra. Italiani, stranieri, immigrati, ragazzini di appena 15 anni e vecchiette novantenni. Chiamatela pure «febbre» da gioco, passione per il rischio o come diavolo volete. Fatto sta che alla vigilia dell’ennesima estrazione per il Superenalotto, il solo pensiero di poter essere baciati dalla dea bendata ha fatto perdere la testa a centinaia, migliaia di milanesi. E non si tratta solo di un contagio, i confini sono andati ben oltre. Diciamo fino ad un’«epidemia» che ha irretito anche i più insospettabili. Anche quelli che fino a qualche settimana fa non sapevano nemmeno cosa fosse il lotto, il 5+1, il jackpot. Come gli over 80 che adesso invece sono i più accaniti. «Gli dai una schedina da un euro e si affidano alle macchinette. Di solito era raro vederli, ma ora ce ne sono tantissimi». Angelo è il titolare del Bar Tabacchi in viale Regina Giovanna, all’angolo con piazza 8 Novembre. «Se gioco io? Certo. Dieci euro ad estrazione, tre volte alla settimana. Faccia un po’ i conti di quanto spendo...». E se quei 146,9 milioni di euro andassero proprio a lei? «Beh cambio moglie - risponde Angelo -. Sto scherzando ovviamente, diciamo che mi farei una crociera rilassante. Poi si vede».
Raffaele ha un paio di occhiali da sole a specchio che si tiene sulla fronte, come un attore. Si guarda intorno, punta gli occhi sul tabellone fuori dalla ricevitoria con la scritta Jackpot che luccica e non lo molla più. Giura che se dovesse vincere quella cifra incredibile, la consorte se la comprerebbe davvero. Oltre alla casa, chiaramente. «Anzi, facciamo pure che di mogli me ne prendo tre». Ma ad essere sinceri, c’è qualcosa che non gli torna in tutto questo affare: «Secondo me è una truffa: lei li ha mai visti questi novanta numeri?» borbotta mentre si infila in tasca le ultime schedine giocate. «Deve vedere qui quello che succede il giorno dell’estrazione, si picchiano anche». Lui che delle combinazioni magiche promette di non farne una malattia, è habitué del bar di Porta Venezia e sa bene che stasera se ne vedranno delle belle. Scene da film, urla e cazzotti. Raffaele invece, ex conducente dell’Atm, trentadue anni spesi a far circolare i mezzi pubblici in giro per Milano, da buon napoletano si affida solo alla fortuna. «La speranza è l’ultima a morire. Qui si va all’avventura, un po’ come le marionette napoletane. Ci gioco tutte le settimane. Ma ho visto anche gente che ha sborsato 250 euro a botta. Stranieri, pensionati». Insomma, chi non risica non rosica sentenzia con aria da grande saggio.
La prima tranche di denaro, Giovanni di Viggiano è pronto a darla in beneficenza. «Ai bisognosi per intenderci, perché c’è tanta gente che è in difficoltà». Poi è chiaro, penserebbe alla famiglia. «Ho una figlia con un bambino». Pensionato con uno stipendio di tutto rispetto, quando vede quella cifra scritta lì a nove cifre gli luccicano gli occhi. «Diciamo che 24 euro alla settimana vanno in schedine. Va bene, e allora? Non ho vizi, non bevo e non fumo». Come dire che l’unica trasgressione che si concede è questa, tre volte alla settimana. In via Vitruvio, la ricevitoria ha un nome che da solo dice tutto: «La Casa della fortuna». Mimmo ha appena giocato i suoi numeri. È un italo-egiziano, immigrato a Milano da anni, lavora in una multinazionale e sogna di portarsi a casa il jackpot. «Spendo 150 euro a settimana. Ma ho iniziato ora, da quando ci sono così tanti soldi. Se li vincessi? Darei un paio di milioni in beneficenza per ricostruire L’Aquila e poi costruirei un ristorante per i poveri in Egitto, al mio paese». Anche Zouheir vorrebbe fare qualcosa per chi è in difficoltà. «Ma guardi che è un gioco immorale e sporco».

Poi c’è Alberto, un ex operaio con l’aspetto di chi forse non ha nemmeno una casa. Sporco, immorale, poco gli importa: quei soldi li gioca e pure con un certo piacere. Alla beneficenza non ci pensa nemmeno: «I 146 milioni? Se li vinco, me li tengo».

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