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Raffaele Sollecito a Belve Crime: "Meredith Kercher? 7 italiani su 10 pensano ancora che io sia colpevole"

“Moltissime persone credono che io abbia pagato troppo poco” rivela l'ex fidanzato di Amanda Knox. “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”

Raffaele Sollecito a Belve Crime: "Meredith Kercher? 7 italiani su 10 pensano ancora che io sia colpevole"
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Dopo anni di silenzio e a oltre un decennio dall’assoluzione definitiva per l’omicidio di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito torna a raccontarsi in televisione. Lo fa nello studio di Belve Crime, ospite di Francesca Fagnani, nella puntata che andrà in onda il 19 maggio alle 21.20 su Rai2. E lì ripercorre i momenti più controversi dell’inchiesta sul delitto di Perugia e denuncia le pressioni psicologiche subite durante i primi interrogatori in questura.

Nel corso della lunga intervista, Sollecito sostiene che, nonostante l’assoluzione arrivata nel 2015, una larga parte dell’opinione pubblica continui a considerarlo colpevole. “Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole”, afferma l’ex studente di ingegneria informatica, oggi residente tra Berlino e la Puglia. Una convinzione che, a suo dire, avrebbe avuto conseguenze concrete anche sul piano professionale: “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”.

Il caso dell’omicidio di Meredith Kercher resta una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi decenni. La studentessa inglese venne trovata morta il 2 novembre 2007 nell’appartamento che condivideva con altre ragazze a Perugia. Fin dall’inizio delle indagini finirono sotto i riflettori Amanda Knox e il fidanzato dell’epoca, Raffaele Sollecito. Dopo una lunga battaglia giudiziaria e quattro anni trascorsi in carcere, i due sono stati definitivamente assolti, mentre unico responsabile accertato dell’omicidio è stato riconosciuto Rudy Guede.

Nel dialogo con Francesca Fagnani, Sollecito torna anche sui verbali dei primi interrogatori, quelli in cui gli investigatori ritennero che stesse cercando di proteggere Amanda Knox. Quando la giornalista gli ricorda una frase contenuta in uno dei verbali — “vi ho riferito un sacco di cazzate perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti” — Sollecito respinge con decisione quella ricostruzione: “Quella frase non la dico io. Mi dissero che mi conveniva firmarla”.

L’ex imputato racconta quindi le ore trascorse in questura, sostenendo di aver subito intimidazioni e minacce. “Mi hanno messo la luce in faccia. Un poliziotto mi disse: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue. Mi hanno detto che stavo continuando a proteggere quella “vacca”….mi dicevano che sarei stato tutta la vita in carcere”, dichiara durante l’intervista.

Tra i passaggi più delicati del colloquio c’è anche il ricordo del periodo trascorso in isolamento. Sollecito racconta di aver vissuto momenti di forte fragilità psicologica: “Ho avuto paura di impazzire”, dice, ricordando la sensazione di deprivazione sensoriale provata durante la detenzione.

Spazio anche alla celebre fotografia del bacio con Amanda Knox, scattata nei giorni successivi al ritrovamento del corpo di Meredith Kercher e diventata uno dei simboli mediatici del caso.

“È stata una manipolazione”, sostiene Sollecito. “Volevo solo tranquillizzare Amanda”. E sulla fine della relazione con la studentessa americana: “Dopo un po’ di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto”.

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