Ultimo applauso a Mike tra lacrime e... Allegria

MESSA Anche il vescovo nell’omelia cita la battuta che ha reso celebre Bongiorno

Ultimo applauso a Mike tra lacrime e... Allegria

Più che un funerale, uno show. Col pubblico divertito, commosso, partecipe, vibrante, pronto alla lacrima e all'applauso. E i bravi presentatori schierati in linea di fila, il groppo in gola e gli occhi lucidi, per l'estremo saluto a quello che nel ramo, per dirla con Pippo Baudo, era un «solista».
Alle 10 del mattino, nel Duomo di Milano gremito da cinquemila persone (altri cinquemila son fuori col naso puntato sul megaschermo allestito dalle parti di Palazzo Reale) va in scena il funerale di Mike Buongiorno. Con Silvio Berlusconi in prima fila, il sindaco Moratti con la fascia tricolore, i carabinieri in grand'uniforme, con sciabola e lucerna, e le note struggenti di un organo che prende alla gola la moltitudine venuta a testimoniare, gli uni agli altri, le stagioni di un'Italia che non c'è più: quella che la sera del giovedì si riuniva nel tinello, in compagnia di quel signore affabile, cortese, elegante, mai sopra le righe, che forse non fu più importante di Garibaldi, come qualcuno ha scritto, ma che certamente si conquistò la stima e l'affetto di quegli italiani che se li ricordano ancora i tempi in cui la televisione era una roba da ricchi, cara grazia chi ce l'aveva, e i vicini accorrevano portandosi appresso la sedia chiedendo «permesso?».
«Ciao Mike, ti vogliamo bene», «Grazie Mike, l'Italia ti ama», c'è scritto su due striscioni piazzati ai lati della porta principale del Duomo. Ha ragione Fiorello. Se fosse qui, Mike si divertirebbe un sacco. Quattro dirette tv, il sindaco in ghingheri, il ministro della Difesa La Russa, Fedele Confalonieri in prima fila con Berlusconi. E poi la musica dell'organo, i discorsi, i battimani del pubblico, lo stesso Berlusconi, col quale c'era stata un po' di ruggine, ultimamente, che si scappella pubblicamente davanti a lui, chiamandolo l'«italiano migliore pronto a battersi per la patria; un eroe della nostra Resistenza, di quel movimento che ci conquistò la dignità e la libertà». Sarebbe un funerale, questo trionfo? E questo bagno di folla armata di macchinette fotografiche, e il vecchio fan ciclista che arriva sulla sua sua Legnano, e in testa ha il berrettino del famoso salumiere brianzolo che Mike portò al successo, celebrando il suo celebre prosciutto cotto? E le vecchie zie, e le nonne che affollano piazza del Duomo, le cui nuche rimandano barbagli azzurrini fra il nereggiare delle teste? Neppure lui, il grande Mike, che pure aveva ancora la testa piena di progetti, e che su Sky meditava una riedizione del suo celebre «Rischiatutto», avrebbe potuto mettere in conto un tale successo, una così grande, fragorosa festa. Ora, seduto da qualche parte lassù in cielo, si gode lo spettacolo.
All'ingresso, ad accogliere una bara nuda, senza fronzoli e senza fiori ci sono la moglie Daniela e i figli Leonardo, Michele e Nicolò. Confusi tra la folla ci sono Gerry Scotti e Marco Columbro, Cristina Parodi e Giorgio Gori, Paola Barale e Susanna Messaggio, Alberto Tomba e Fabio Fazio, Fiorello e Caterina Caselli. Sandra Mondaini, in carrozzella, trattiene le lacrime. Massimo Boldi, terreo, è vicino a uno sbalordito Pippo Baudo, l'«acerrimo amico» di Mike, come fra poco lo definirà per scherzo Fiorello. Un «acerrimo amico» che tutti gli anni spediva le sue arance al vecchio Mike da Militello, e Mike ricambiava con le mele del Trentino, come fra poco racconterà lo stranito Baudo.
«Era un uomo felice di vivere, uno sposo e un padre affettuoso, una persona che suscitava amicizia», ricorda nella sua omelia monsignor Erminio De Scalzi, vicario episcopale. E aggiunge: «Uno spirito retto, preoccupato che la televisione non fosse più in grado di assolvere soprattutto un compito educativo e si lasciasse invece andare a una deriva dominata dal cattivo gusto». Una nota di profondo affetto, per chiudere: «Oggi, con l'affetto di innumerevoli persone - dice monsignore - consegniamo questo fratello nelle mani di Dio: è lì la vera e indefettibile felicità, compresa, io penso, quella che lui chiamava “allegria”». Applausi, certo.
Poi la bara esce dal Duomo, sorretta anche dai tre figli di Mike e da un Pippo Baudo visibilmente emozionato. «È una cosa talmente strana sapere che è lì», dice Fiorello, gli occhi nascosti dietro il nero degli occhiali, indicando la bara posta sul sagrato, di fronte a lui: «Se potesse parlare, ora mi direbbe: bravo che hai messo la cravatta...».
Troppo clamore, troppa esagerazione, eccessivo il funerale di Stato? Fiorello, il «compagno di giochi» di Mike, la spalla di tanti sketch pubblicitari, dice di no: «Mike sarebbe stato felice di tutto questo», giura. E imitandone la voce: «Oggi, davanti a questo spettacolo avrebbe detto: Hai visto? Mi han dato il Duomo di Milano. A Baudo mica l'avrebbero dato... Ciao Mike, allegria!».
«Noi siamo dei coristi, tu eri il solista». Così lo ricorda Pippo Baudo, rievocando i suoi esordi, quando Mike era già un maestro. E quando racconta della loro presunta rivalità («era lui che mi diceva: dai, sfottiamoci, la gente ha bisogno di un Coppi e di un Bartali») Baudo rivà al Natale dell'anno scorso e a tutti gli altri passati, quando lui spediva le sue arance a Mike da Militello, e Bongiorno rispondeva con una cassetta di mele del Trentino. Le arance, Baudo continuerà a mandarle a Daniela e ai ragazzi. Sarà un modo per ricordare il vecchio maestro: «L'ho conosciuto che ero un pivellino - conclude Baudo, con un velo di amarezza nella voce -. Ora sono il più vecchio rimasto».
Fabio Fazio parla poco. E a chiudere gli occhi pare di stare nella sua trasmissione al caramello. La «vita meravigliosa e felice» di Mike, l'«affetto di un Paese intero e la stima di tutti noi», «un uomo onesto, autentico, perbene».
Finisce tra gli applausi, con la gente che si saluta e sembra che abbia partecipato alla registrazione di una puntata di uno dei celebri quiz di Mike. Hanno ragione Baudo e Fiorello. Mike non è morto. Non può essere. Eccolo lì, infatti, sul megaschermo, i suoi capelli ormai di colore arancione, che saluta come sempre, sbracciandosi e sorridendo alla vita. Si può andare a casa tranquilli. Non è successo niente.

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