«Ultimo dei dc: mai avute correnti e sono al governo»

Roma«Tutto scorre» diceva Eraclito. «L’essere è un pendolo» diceva Montaigne. «Mai in una corrente e sono ancora al governo», dice l’ultimo dei dc. Ministro Rotondi, complimenti: mirabile sintesi.
«Scorre il tempo anche per me, mi avvio a compiere i cinquanta. Ma è vero, sto sempre fuori dalle correnti e non finisco nei gorghi. Quelli che saltano di qua e di là, affogano».
Manuale vivente di sopravvivenza.
«Mi avvalgo di una grande scuola».
Sapevo che l’avrebbe detto: quella dc.
«Non capita a tutti di vivere due vite. Come ha detto pomposamente Berlusconi, sono un cofondatore del Pdl. Nella prima Repubblica, mi iscrissi alla Dc a sedici anni...».
La Dc avellinese: menti sagaci, pura intellettualità della Magna Grecia.
«Dominava il più geniale di tutti: Fiorentino Sullo. Il gigante più incompreso della nostra storia: era un liberale, interloquiva con Benedetto Croce, non so se mi spiego».
Fatto fuori dall’allievo, Ciriaco De Mita.
«Capita nelle migliori famiglie. Lo ricordo spesso a Berlusconi, quando prova amarezza per certe ingratitudini. “Vedi Silvio - gli faccio -, non devi fartene sangue amaro: è accaduto a tutti i grandi democristiani”...».
Bel fegato ebbe il rampante De Mita.
«Nel tempo ho rivalutato molto sia il rapporto che l’azione politica di don Ciriaco. Pensavano tutti che sarebbe invecchiato socialdemocratico, invece oggi lo trovo persino ringiovanito intellettualmente. È grazie a lui, se governiamo in Campania».
Anche allora, durante la guerra intestina ad Avellino, riuscì a tenersene fuori.
«Eravamo in due a esserlo, di età diversa: io e Gerardo Bianco. Lui bandiera dei popolari di sinistra, io dei dc di destra. Come salamandre siamo sopravvissuti tra le fiamme. Illesi, mai toccati dal male».
Male assoluto, il correntismo.
«Patologia grave. Una volta, ricordo, in un’intervista su una tv privata chiesero a Sullo: “Onorevole, perché scioglie la sua corrente, Nuova sinistra, proprio mentre tutti se ne fanno una?”. Sa che rispose? “Sono onesto, chi mi dà 100 milioni l’anno per pagarla?”».
Non erano il «bello» della Dc, partito «pigliatutto» che rappresentava tutti?
«Alt, questo è vero. Però c’è una differenza enorme. Nella Dc le correnti portavano ricchezza d’idee ma soprattutto voti, finché non degenerarono nei costi. Tangentopoli non fu generata dai partiti, ma dalle correnti interne, che costavano tre volte tanto. Invece nel Pdl, senza averne i vantaggi rischiamo di soffrirne i danni. A noi non servono: non sono certo le correnti a portare voti, ma Berlusconi. E Silvio li prende perché riassume tolleranza e capacità d’ascolto. In lui ci sono tutte le sensibilità culturali: nel miracolo c’è sangue dei dc, dei socialisti, dei liberali...».
Un finiano le opporrebbe che senza organizzazione non si riesce a farsi sentire.
«Falso. Le fondazioni sono un formidabile strumento culturale, tali devono restare».
Nessuno riuscirà a costruirsi una leadership plausibile per il dopo-Berlusconi.
«Il dopo-Silvio? Superfluo interrogarsi: grazie al cielo, Berlusconi ha un’età spendibile per le prossime elezioni. E poi nessuno di noi potrà sopravvivere a questa stagione. Meriteremo rispetto soltanto se avremo fatto bene».
Il suo linguaggio pacato promette una terza stagione. È solo questo, il segreto?
«No. Senza retorica: il segreto sta nel distacco dal potere. Devi essere pronto a distaccarti, la politica dà occasioni provvisorie».
L’umiltà del precario, un toccasana.
«Dice Nietzsche: “C’è un’ambizione nella posizione perdente che porta il politico verso pericoli estremi”».
Da cultore della materia: sicuro che si tratti di Nietzsche? E lo cita proprio un dc?
«Noi dc abbiamo il culto della “forza tranquilla”, possiamo permettercelo».

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