Umanitaria, la storia di Angela "rapita dalla giustizia"

Tornano all'Umanitaria gli appuntamenti con «I giovedì del libro». Apre la rassegna questa sera «Rapita dalla giustizia» il libro - racconto di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella

Con l'autunno tornano gli appuntamenti dell'Umanitaria (per informazioni tel. 02/5796831, www.umanitaria.it), che riprende oggi con la serie di incontri «I giovedì del libri». Oggi, primo appuntamento (h 18) nel Salone degli Affreschi con Rapita dalla Giustizia di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella (Ed. Rizzoli, 2009). Il dibattito, coordinato dall'avvocato Daria Pesce, vedrà la partecipazione, oltre che degli autori, dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e di Angela, la protagonista del libro - racconto.
Grazie all'aiuto e all'esperienza dei giornalisti Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella in questo libro Angela riesce a racconta e sviscerare il suo calvario, o meglio il dramma di una giovane vita.
Tutto comincia a Masate, nel milanese, il 24 novembre 1995. Per lei, che frequenta la prima elementare, è un giorno come tutti gli altri: la sveglia, la colazione, il grembiule, la corsa a scuola con i genitori. Un bacio, l'appuntamento all'uscita. Ma quel fatidico giorno Angela non tornerà a casa e non vedrà più i genitori per i successivi dieci anni. La piccola, infatti, viene prelevata direttamente in classe perché suo padre è sospettato di abusare di lei. Lo accusa una cugina, che ha denunciato di essere stata violentata dal fratello, chiamando poi in causa, con continue accuse e ritrattazioni, altri parenti.
Per Angela cominciano le interviste -interrogatori con gli psicologi, gli anni in case di accoglienza, quindi viene data in affido a una famiglia del varesotto. Dopo molti colloqui, il suo disegno di un fantasma a cui viene dato il nome «Pisello» diventa la prova che gli inquirenti cercavano. Il padre Salvatore, nel frattempo, viene arrestato e portato a San Vittore. La moglie Raffaella e l'altro figlio, Francesco, lo difendono, senza essere creduti. Salvatore viene condannato a 13 anni nel 1997. La moglie continua a dire che è innocente, e chiede comunque che le restituiscano la bambina, ma Angela viene data in adozione.
Salvatore viene assolto in appello nel 1999, e in Cassazione nel 2001. Ma questo non basta per riavere la figlia. Angela resta con la famiglia adottiva, cambia cognome, cambia città. Da quando è stata «prelevata» non ha più rivisto né il padre né la madre, che naturalmente non sanno dove è finita. A lei hanno detto che i genitori l'hanno abbandonata.
Nel luglio del 2005, per puro caso, i genitori di Angela scoprono che la nuova famiglia di loro figlia va in vacanza ad Alassio. Il giorno dopo sono lì, a setacciare la spiaggia, col cuore in gola. Il 31 finalmente la vedono e la riconoscono. Il primo contatto tra Angela e la sua «vera famiglia» avviene attraverso il fratello Francesco, cui è stato affidato il delicato compito di raccontare alla sorella tutta la storia. A diciotto anni, finalmente libera di decidere, la ragazza torna a vivere con loro. Nell'ottobre scorso la Corte dei Diritti dell'Uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcirla.
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