Un'altra resa al buonismo e al mercato asiatico

La miglior sintesi della serata degli Oscar numero 95 è stata la faccia di Angela Bassett che, davanti alla assegnazione per la statuetta alla Miglior attrice non protagonista, finita alla sua grande rivale, Jamie Lee Curtis, non ha applaudito, né sorriso

Un'altra resa al buonismo e al mercato asiatico

La miglior sintesi della serata degli Oscar numero 95 è stata la faccia di Angela Bassett che, davanti alla assegnazione per la statuetta alla Miglior attrice non protagonista, finita alla sua grande rivale, Jamie Lee Curtis, non ha applaudito, né sorriso. Con tanto di hashtag #robbed (rubato) diventato subito virale su Twitter. Rubato, a dire il vero, è il fil rouge di tutta la premiazione, dove i migliori sono usciti senza premi e con ben 7 Oscar consegnati a un film pessimo come Everything Everywhere All at Once. Del resto, nel 2022 l'Academy aveva premiato un filmetto come I segni del cuore Coda, a dimostrazione che non è più, da tempo, la qualità a fare la differenza, ma l'opportunismo e il pallosissimo politically correct. E con un mercato asfittico come quello cinematografico del Nord America, che continua a collezionare segni negativi dopo la pandemia, cosa c'è di meglio, per l'Academy, che stendere un ponte con quello, ricco, asiatico? Con un occhio, in particolare, a quella Cina che è il primo mercato al mondo della settima arte. Del resto, Hollywood, pur di sbancare i botteghini asiatici, cinesi in primis, si è autocensurata da tempo, stravolgendo non solo le sceneggiature, ma anche i riferimenti geopolitici. Per non parlare della propria ideologia, perché tutto ha un prezzo. E pazienza, allora, se ci si è dovuti turare il naso (almeno, lo speriamo) per votare un film dove, con la scusa del Multiverso, viene buttato tutto alla rinfusa, in un coacervo di situazioni nonsense, pop e demenziali (e anche volgari), montate peggio (infatti, ha vinto l'Oscar anche per questo), confusionarie e incomprensibili al grande pubblico (andate a leggervi le recensioni di chi ha pagato il biglietto). Se lo aveste perso, da oggi è di nuovo in sala. Eppure, ha vinto 7 Oscar, tanti quanti La stangata e Schindler's List, per capirsi, perché è la storia di una donna cinese in America, interpretata dalla premiata Michelle Yeoh, star di Hong Kong, che ha un marito cui dà volto il premiato vietnamita Ke Huy Quan, attore arrivato negli Usa con barcone, storia che ha commosso anche il tuttologo Matteo Renzi («Da un barcone alla statuetta, una storia vera e bellissima»), figuriamoci quelli dell'Academy. In pratica, tutto gli ingredienti giusti per far trionfare, ancora una volta, il buonismo imperante, così da mettere a posto la coscienza dei membri dell'Academy e sistemare il portafoglio vuoto. E, in tanto che ci siamo, diamo anche la miglior canzone a un film indiano, RRR, che anche da quelle parti il mercato non scherza. Un Oscar, poi, che strizza l'occhio alle nuove generazioni, vista la struttura da videogioco del trionfatore Everything Everywhere All at Once. Insomma, per la vetusta Academy, il cinema non è più un «paese per vecchi» o per gli Spielberg, che è il grande defraudato di questi Oscar 2023, con il suo meraviglioso The Fabelmans, votato, per dire, da Dante Ferretti.

Almeno, come Miglior attore protagonista, hanno reso giustizia allo straordinario Brendan Fraser di The Whale, così come all'ottimo tedesco Niente di nuovo sul fronte occidentale, tra le pellicole straniere. Come animazione, ha vinto anche Pinocchio, ma nella personale versione antifascista di Guillermo del Toro, con buona pace di Collodi. Poteva l'Academy farsi scappare un simile soggetto?

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