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Un'anima visionaria. Lo stile Pomodoro nel cuore di Milano

L'esaustiva mostra in 45 opere arriva a cent'anni dalla nascita del Maestro

Un'anima visionaria. Lo stile Pomodoro nel cuore di Milano
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Una pedana monumentale, punteggiata di sculture candide: fin dal suo ingresso, nel salone delle Gallerie d'Italia in piazza Scala, "Arnaldo Pomodoro: una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro" si presenta come una retrospettiva speciale (fino al 18 ottobre). Curata da Luca Massimo Barbero, curatore associato delle collezioni di arte moderna e contemporanea della banca, e da Federico Giani, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, ha il merito di raccontare la complessità e la versatilità del Maestro, in sei decadi di carriera artistica. "Una sfida impegnativa", ammettono i curatori, cui va il merito di aver confezionato un progetto che non è mera celebrazione, ma un viaggio di scoperta (con un notevole catalogo dalla copertina dorata, realizzato da Allemandi).

Ad un anno esatto dalla sua scomparsa e nella ricorrenza del centenario della nascita, si dedica ad Arnaldo Pomodoro (1926-2025) una mostra in 45 opere e preziosi materiali d'archivio, che attinge alle due collezioni permanenti che ne custodiscono il lascito: nel cuore della città cui Pomodoro molto ha dato (il Disco di piazza Meda, il Labirinto di via Solari, solo per citare le opere pubbliche), l'esposizione ripercorre l'avventura artistica e umana di un'anima visionaria. Si comincia, dicevamo, dal Salone Scala: qui, una monumentale pedana ospita le sculture in fiberglass bianco, materiale leggerissimo scoperto dal Maestro in America negli anni Settanta.

A ventaglio, nelle sei sale affacciate sul salone, ecco il racconto, decennio dopo decennio, della nascita e dello sviluppo dell'inconfondibile "stile Pomodoro", fatto di superfici lucide e scintillanti che nascondono grovigli e scritture per un mondo nuovo, che attinge alle mitologie antiche e suggerisce futuri possibili. Dagli esordi informali nella Milano degli anni Cinquanta, ricchi di sperimentazioni tra piombo, zinco e bronzo, si passa alla geometria dei primi anni Sessanta: è il periodo della celebre Sfera n. 1 (1963), la prima dell'iconica serie che ha consacrato Arnaldo Pomodoro come maestro dell'arte pubblica e primo artista italiano del Novecento di rilevanza internazionale, con opere nelle grandi città del mondo, da Mosca a New York.

La mostra prosegue attraversando le geometrie minimaliste nate durante il fecondo insegnamento nei campus americani, come Rotante massimo, fino al ritorno alla scrittura totemica dei Continuum nel 2010. Funziona ed è il bello di questo progetto espositivo - l'incursione nel Cantiere del Novecento delle Gallerie, dove capolavori come Il grande ascolto punteggiano lo spazio e dialogano con i lavori della collezione permanente firmati, tra gli altri, da Lucio Fontana e Alberto Burri. Il suggerimento, arrivati a questo punto, è di immergersi nelle sale e di seguire le Colonne (sono tre, dorate) che conducono al gran finale nel Chiostro Ottagonale e nel Giardino di Alessandro.

Qui brillano al sole due sculture monumentali di Pomodoro recentemente restaurate: sono il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 nel chiostro e la maestosa Sfera grande nel giardino, delizioso angolo di verde e di pace sul retro.

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