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Vaticano

Ci sentiamo tutti più indifesi

Mai un pontefice aveva parlato così della propria malattia; mai alcuno prima di lui si era rivolto direttamente alla gente

Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, veglia di preghiera per Papa Leone XIV, nelle foto un momento della preghiera. Roma 13 ott 2026 (Benvenuti/Lapresse) Rome, Papal Basilica of Santa Maria Maggiore, prayer vigil for Pope Leo XIV, in the photos a moment of the prayer. Rome, Oct 13, 2026 (Benvenuti/Lapresse)

Quando domenica Papa Leone ha annunciato di doversi sottoporre a un intervento chirurgico per un nodulo a un polmone, su piazza San Pietro è calato un silenzio sbigottito. Un trattener di fiato collettivo: le centinaia di fedeli presenti si sono ammutoliti. Mai un pontefice aveva parlato così della propria malattia; mai alcuno prima di lui si era rivolto direttamente alla gente, non solo a quella in piazza con il naso all’insù, ma a quella di tutto il mondo, che segue l’Angelus sul web. Si è scatenato un tam-tam cupo e lo sconcerto di ciascuno si è trasformato in ansietà generale. Perché quando il Papa si ammala noi abbiamo paura? E non solo i cattolici: un’incertezza funesta assale tutti, anche i non credenti, con vari gradi di preoccupazione. La risposta è legata a questi tempi di «terza guerra mondiale a pezzi», come disse per primo Francesco: inconsciamente, avvertiamo il pericolo di poter perdere un punto di riferimento di grande valore.

Il pontefice è anche un capo di Stato, determinante a livello geopolitico: se è impossibilitato ai propri uffici, la figura di quell’arbitro etico nel risiko dei conflitti viene meno. Egoisticamente, il vuoto di potere e di buon senso lasciato dalla sua indisponibilità ci fa sentire orfani di una figura rassicurante, quasi paterna. Se il Papa è indebolito, anche la stabilità globale si aggraverà: ci sentiamo più indifesi. Abbiamo paura anche perché ci siamo commossi: rivelando la sua salute con parole semplici, senza ricorrere a comunicati stampa, Leone ha suscitato forte empatia. Abbiamo immaginato una sofferenza molto umana, la stessa che potremmo provare tutti. L’abbiamo visto là, alla finestra, come un uomo «normale» e la sua esortazione a pregare per lui ci ha coinvolti emotivamente. Siamo preoccupati. E infine non ce lo aspettavamo: un Papa di 71 anni che gioca a tennis e impara le lingue con le app... L’elemento sorpresa ha spiazzato il mondo.