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Il Giubileo alla chiusura: il bilancio conclusivo di un successo non scontato

Un Anno Santo destinato ad essere ricordato per la malattia e la morte di Francesco seguite dal conclave e dall'elezione di Leone XIV

Rafforzati i controlli di sicurezza e contenimento dei fedeli intorno all'area di San Pietro
Rafforzati i controlli di sicurezza e contenimento dei fedeli intorno all'area di San Pietro
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Domani mattina il Papa chiuderà la Porta Santa della Basilica di san Pietro, concludendo così il Giubileo ordinario indetto dal suo predecessore. Un Anno Santo destinato ad essere ricordato per la malattia e la morte di Francesco seguite dal conclave e dall'elezione di Leone XIV. Una situazione che non rappresenta un unicum ma che assomiglia molto, come spiega la professoressa di storia moderna Maria Antonietta Visceglia, al precedente del 1700 quando Clemente XI si ritrovò a concludere il Giubileo aperto dal già malato Innocenzo XII. I Giubilei scandiscono la storia della Chiesa e anche delle sue relazioni con lo Stato italiano. Nella notte di Natale del 1900 l'ultimo Leone a chiudere una Porta Santa, l'ormai 91enne Leone XIII, venne accolto in Basilica san Pietro dalle grida di «viva il Papa re» dei fedeli che non avevano perdonato la breccia di Porta Pia all'Italia. A distanza di più di 125 anni, invece, il bilancio finale del Giubileo della speranza lo traggono insieme istituzioni vaticane ed italiane. Nella conferenza di questa mattina in sala stampa della Santa Sede era palpabile la soddisfazione di tutti i relatori per la buona riuscita dell'evento giubilare. Addirittura, come è stato ricordato nel suo intervento dal pro-prefetto del Dicastero per l'evangelizzazione monsignor Rino Fisichella, «metodo Giubileo» è diventato un neologismo per designare un lavoro fatto in concordia tra rappresentanti istituzionali di appartenenza politica diversa. A decretare il successo sono prima di tutto i numeri: più di 33 milioni di pellegrini da 185 Paesi diversi. Le parole di Fisichella non nascondevano la soddisfazione anche per la «grande collaborazione» con le istituzioni italiane e suonavano ben diverse da quelle utilizzate quasi dieci anni fa per il bilancio conclusivo del Giubileo straordinario della misericordia segnato da numeri inferiori alle aspettative, dai troppi controlli sui pellegrini e dalla freddezza dell'amministrazione grillina.

Questa volta tutto è filato liscio nell'accoglienza e non era scontato. In conferenza Roberto Gualtieri, sindaco dem di Roma e commissario straordinario, ha ammesso «il ritardo di partenza» della macchina organizzativa ai tempi del governo Draghi ed ha dovuto riconoscere che il «metodo Giubileo» inaugurato con l'attuale esecutivo ha consentito «non solo di recuperare, ma di fare molto bene». Un risultato favorito da quello che Gualtieri ha definito il «rigore positivo» del coordinamento esercitato da Alfredo Mantovano. Lo stesso sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio ha ricordato come «il Giubileo esistesse solo sulla carta» quando il governo Meloni si è insediato nell'ottobre del 2022. La sfida di «fare bene e fare presto», ha detto Mantovano, è stata vinta grazie ad un «metodo civile di condivisione del lavoro» tra tutti gli enti coinvolti che ha permesso di realizzare tutte le opere necessarie in «tempi inferiori a quelli consueti». Scherzando, il sottosegretario ha detto di voler brevettare il «metodo Giubileo» ed ha poi annunciato l'intenzione del governo di volerne estendere l'applicazione. L'accelerazione data dal governo Meloni alla macchina organizzativa è stata sottolineata anche dal presidente del Lazio Francesco Rocca che ha precisato, inoltre, come il «metodo Giubileo» non significhi ricorso a poteri straordinari ma piuttosto «una pubblica amministrazione che dimostra buon senso». Anche il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha detto di non essersi mai sentito solo grazie al coordinamento che è stato fatto con tutti gli altri soggetti istituzionali coinvolti. Adesso si guarda alla pianificazione del bimillenario della redenzione di Cristo previsto nel 2033 e che con ogni probabilità vedrà l'indizione di un Giubileo straordinario. Ieri tutti i relatori in conferenza stampa hanno ripetuto che il Giubileo della speranza è stato un «volano». Lo è stato non solo per la Chiesa ma per tutto il sistema Italia. Come spiega la professoressa Visceglia a Il Giornale, «storicamente i Giubilei determinano una tale mobilità di persone e merci da provocare un effetto economico positivo sul territorio negli anni successivi».

I milioni di pellegrini arrivati a Roma per l'Anno Santo si sono spostati anche in altre mete del turismo religioso come dimostrano il boom di presenze registrate ad esempio ad Assisi e a Loreto. Una spinta che, oltre a rinfrancare la dimensione religiosa, darà benefici anche su livelli più «profani».

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