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L'enciclica di Leone: "Disarmare l'IA"

Il 25 sarà resa pubblica "Magnifica Humanitas", un inno alla fragilità dell'uomo

L'enciclica di Leone: "Disarmare l'IA"
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Vivere le tecnologie nel tempo dell'intelligenza artificiale ispirandosi al Vangelo, aprendo i cuori e rifiutando ogni utilizzo perverso, soprattutto in campo bellico e militare.

Il mondo attende la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, che sarà resa pubblica il 25 maggio prossimo, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII. Come già anticipato su Il Giornale lo scorso gennaio, il testo, firmato dal pontefice lo scorso 15 maggio, propone, tra le altre cose, una forte critica al post-umanesimo e al trans-umanesimo, riconoscendo le fragilità dell'essere umano come risorsa e non come un limite.

L'enciclica «sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale» contiene soprattutto una riflessione profonda sulla Dottrina Sociale della Chiesa in un tempo contraddistinto dall'uso, a tutti i livelli, dell'IA. Nel testo Leone ricorderà al mondo che l'intelligenza artificiale non ha una coscienza morale, proprio per questo è bene che chi utilizza questo strumento possa ricevere un'educazione adeguata per approcciarsi a esso in modo consapevole.

La necessità che emerge dal testo di Prevost è che possa esserci quella che papa Francesco chiamava «algoretica», un codice etico condiviso e un'attenzione forte alla tutela del Creato, considerato l'impatto devastante che le nuove tecnologie hanno sull'ambiente, tra consumo di acqua ed emissioni di anidride carbonica. L'appello di Leone, che rimarrà certamente come una delle frasi simbolo di questo pontificato, è che l'intelligenza artificiale venga disarmata, perché l'essere umano non ne sia soggiogato, perché questo strumento sia sottratto per sempre dalle mani di chi vuole monopolizzarlo e usarlo criminalmente anche in ambito bellico. Il riferimento è soprattutto alle guerre in corso nel mondo, per le quali, scrive Leone, bisogna far prevalere il dialogo e la diplomazia, superando la teoria della guerra giusta.

La tecnologia, inoltre, secondo Prevost non deve essere concentrata nelle mani di pochi potenti, aumentando così a dismisura il cosiddetto digital divide, la disparità tra chi ha effettivo accesso alle tecnologie e chi ne rimane escluso. Quest'ultimo, come già sottolineato in passato dai pontefici, non è un problema semplicemente infrastrutturale, ma viene presentato come una disuguaglianza socio-economica e culturale che oggi chiede corresponsabilità e solidarietà a favore delle popolazioni meno fortunate.

A questo si aggiunge anche l'utilizzo dell'IA in ambito lavorativo e nel giornalismo; proprio qualche giorno fa, il pontefice nella sua riflessione che ha preceduto la recita domenicale del Regina Coeli, ha detto: «Incoraggio tutti a impegnarsi a promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verità dell'uomo, alla quale orientare ogni innovazione tecnologica». Nell'enciclica verrà dato ampio spazio anche a questo aspetto, perché il web sia uno spazio libero per il pensiero critico e non un luogo di dominio, un luogo dove emerge soltanto chi grida più forte o insulta i più deboli. Soprattutto ai giovani il papa chiede di non lasciarsi ammaliare dalle tecnologie, sempre più simili a noi, strumenti che possono far sembrare il nostro pensiero inutile.

L'invito di Leone è di favorire un'alleanza educativa perché la scuola e l'istruzione siano i veri luoghi del sapere, dove i ragazzi possono trovare ciò che

non può essere garantito dalle nuove tecnologie: le vere relazioni, costruite nel tempo e basate sull'affidabilità. Prevost indica la via: un po' di sano digiuno dall'Intelligenza artificiale non potrà di certo far male.

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