Fumata bianca

Sofferenza e speranza. Il Natale di Ratzinger

Benedetto XVI preoccupato per quanto avviene nel mondo e nella Chiesa. Ma è convinto che la nascita di Gesù è segno di vittoria del bene

Sofferenza e speranza. Il Natale di Ratzinger

Quello di oggi è il decimo Natale da emerito per Benedetto XVI. Quest'anno, a differenza di quanto avvenuto spesso ma non sempre, non ha ricevuto la visita del suo successore Francesco nel Monastero Mater Ecclesiae dove vive con il segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein e con le Memores Domini che lo assistono nella vita quotidiana.

La testimonianza del biografo

Ma come sta Benedetto XVI? Nei mesi scorsi ha ricevuto la visita del suo biografo, il giornalista Peter Seewald che ha raccontato quest'incontro nel corso di un congresso tenuto all'Università Ceu San Pablo di Madrid. Il co-autore di libri-intervista come Ultime conversazioni e Luce del mondo è tornato a parlare delle impressioni dall'ultimo faccia a faccia con Ratzinger nel corso di un'intervista radiofonica concessa a Radio Horeb per presentare il suo progetto editoriale dal titolo Edition Credo col il quale vuole promuovere la conoscenza dei testi più importanti della letteratura cattolica, tra cui quelli di Benedetto XVI.

Interrogato dal giornalista Günther Lindinger, Seewald ha ripetuto di aver avuto l'impressione che Benedetto XVI "sta soffrendo molto per la situazione della Chiesa" e anche per ciò che accade nel mondo. La sua longevità, inoltre, verrebbe interpretata dal diretto interessato come un modo con cui Dio vuole "dare una testimonianza per il mondo". Quel servizio alla Chiesa che, al momento della rinuncia, aveva annunciato di non voler abbandonare non è ancora finito ed è per questo che - secondo la lettura ratzingeriana riferita da Seewald - il Signore ha voluto conservarlo sulla terra: per continuare quella vita di preghiera e di contemplazione scelta con la decisione di "salire sul monte".

Il biografo tedesco ha anche spiegato che Ratzinger non si aspettava di vivere così a lungo e quando fu eletto nel 2005 aveva previsto che il suo pontificato sarebbe durato poco. In effetti, il suo pontificato si è concluso dopo quasi otto anni, una durata inferiore a quello del predecessore Giovanni Paolo II e del successore Francesco. Tuttavia, Benedetto XVI, rinunciando, non ha scelto di abbandonare la Chiesa. Ed in preghiera e meditazione vivrà anche questo decimo Natale da Papa emerito.

Ratzinger e il Natale

In Germania il presepe si fa per tradizione nella giornata della Vigilia. Così avveniva anche in casa Ratzinger, nel comune di Tittmoning dove la famiglia si trasferì nel 1929. Il Papa emerito, molto legato ai ricordi dell'infanzia, conserva ancora una parte del presepe dell'epoca: si tratta di un cesto di sassi che lui e suo fratello Georg raccolsero sulle sponde del fiume Salzach e che da allora utilizzarono per riprodurre il paesaggio montano da sfondo.

Sotto l'albero, che la madre Maria ornava con le stelle e i cuori ritagliati da vasetti di marmellata, il piccolo Joseph era solito scartare i regali: la sua preferenza andava per gli orsi di stoffa. L'orso, d'altra parte, ha sempre accompagnato la vita del Papa emerito e non a caso compare nello stemma papale così come compariva in quello arcivescovile a Monaco e Frisinga.

Così don Georg Ratzinger, fratello maggiore di Joseph scomparso due anni fa, ha raccontato nella sua autobiografia il Natale tipo vissuto nella loro casa di famiglia: "Papà leggeva il Vangelo che raccontava della natività secondo Luca e intonavamo alcuni canti di Natale: Astro del ciel, O du fröhliche e naturalmente anche Venite o bambini. Una volta, nel 1936, quando ero già al liceo, scrissi io stesso una piccola composizione. La eseguimmo in tre, mia sorella all'armonium, mio fratello al pianoforte e io con il violino. La mamma si commosse fino alle lacrime e anche papà rimase colpito da quell'esibizione, sebbene in modo più sobrio".

La speranza del Natale

Ratzinger ha confessato a Seewald la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo nel mondo. Nonostante i 95 anni, il Papa emerito è perfettamente consapevole di quanto sta accadendo in Ucraina e ad inizio del conflitto ha voluto far pervenire a al capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, monsignor Sviatoslav Shevchuk una lettera di vicinanza. Incontrandolo in Vaticano, Ratzinger ha fatto sapere all'arcivescovo ucraino che prega per la fine della sofferenza del suo popolo e per arrivare alla pace. In questo primo Natale di guerra in Europa - che per Benedetto XVI non è un continente "nettamente afferrabile in termini geografici", ma è invece "un concetto culturale e storico" - suona particolarmente attuale una meditazione che l'allora don Ratzinger scrisse tra il 1959 ed il 1960 proprio su questa festività e che è stata pubblicata nell'Opera omnia edita dalla Lev.

Nemmeno vent'anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, così si esprimeva l'allora giovane teologo tedesco parlando degli uomini contemporanei: "Non temiamo più che il sole possa essere sopraffatto dalle tenebre e non tornare; ma abbiamo paura del buio che proviene dagli uomini; scoprendo solo così quella vera oscurità che, in questo secolo di disumanità, abbiamo sperimentato più spaventosamente di quanto le generazioni che ci hanno preceduto avrebbero mai potuto immaginare. Abbiamo paura che il bene nel mondo divenga impotente, che non abbia più senso scegliere la verità, la purezza, la giustizia, l’amore, perché ormai nel mondo vale la legge di chi meglio sa farsi strada a gomitate, visto che il corso della storia sembra dare ragione a chi è senza scrupoli e brutale, non ai santi".

Una conclusione a cui siamo portati ad arrivare, secondo Ratzinger, perché vediamo di fronte ai nostri occhi "dominare il denaro, la bomba atomica, il cinismo di coloro per i quali non esiste più nulla di sacro" finendo per convincerci che "la storia del mondo distingua solo fra gli sciocchi e i forti".

Osservava ancora Ratzinger: "Domina la sensazione che le forze oscure aumentino, che il bene sia impotente: ci assale più o meno quella stessa sensazione che, un tempo, prendeva gli uomini quando, in autunno e in inverno, il sole sembrava combattere la sua battaglia decisiva: 'La vincerà? Il bene conserverà il suo senso e la sua forza nel mondo?'".

Una sensazione diffusa anche oggi, specialmente alla luce degli ultimi anni segnati dalla pandemia e dallo scoppio della guerra in Ucraina. Ma il futuro Benedetto XVI indicava proprio nel Natale, con la nascita di Gesù, il segno e la garanzia che "nella storia del mondo, l’ultima parola spetta a Dio" e proprio la Santa Notte "nell’andamento altalenante di questa nostra storia, ci dà la certezza che anche qui la luce non morirà, ma ha già in pugno la vittoria finale".

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