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Il Papa: "La pace non è uno slogan, non sia fondata su minacce e armi"

A Yaoundé, in Camerun, il Pontefice chiede ai governi responsabilità, dialogo e attenzione a donne e giovani. Poi la visita a un orfanotrofio chiude la giornata

Il Papa: "La pace non è uno slogan, non sia fondata su minacce e armi"
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In Camerun come servitore del dialogo e della pace, di cui il mondo ha sete. Un nuovo appello per dire basta alla follia della guerra. È iniziata mercoledì la seconda tappa del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa. Lasciata l'Algeria, il Pontefice è volato in Camerun ed è arrivato nella capitale Yaoundé, dove ha incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Paese.

Nel suo discorso, Prevost ha affermato: "Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l'affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune".

Quel bene comune che parte dall'affermazione della pace. Ed è qui che il Papa ha rinnovato forte il suo appello: "Ribadisco con forza: il mondo ha sete di pace. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli".

"La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale", ha rimarcato Leone. "La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un'opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili".

"Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini. Vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento 'ama il tuo prossimo come te stesso'. Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi".

E, a proposito dei governi, il Pontefice ha sottolineato che "servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia".

Nelle sue parole, Prevost ha esaltato anche il ruolo delle donne, "instancabili artefici di pace", anche se "spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze", e quello dei giovani, perché investire su di loro è "una scelta strategica per la pace".

E sempre la pace è stata al centro dell'incontro tra il Pontefice e i giornalisti sul volo dall'Algeria a Yaoundé.

Riferendosi alla visita alla Grande Moschea di Algeri, il Papa ha detto: "Sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e di vivere, possiamo comunque vivere insieme in pace".

"Promuovere questa immagine è qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che possiamo continuare a offrire insieme con la nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico".

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