Fumata bianca

Quello scandalo che rischia di travolgere il Sinodo del Papa

Il caso di Marko Rupnik, accusato di abusi, mette contro Vicariato ed ex Sant'Uffizio. Il cardinale Ladaria diserta l'assise di ottobre

Uno scandalo rischia di travolgere il Sinodo del Papa
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Il cardinale Luis Ladaria Ferrer, fino a poche settimane fa prefetto del dicastero per la dottrina della fede, non parteciperà al Sinodo sulla Sinodalità. Lo ha comunicato lui stesso al Papa, ma sulle motivazioni alla base di questa clamorosa decisione si è molto discusso, al punto che è intervenuta la Sala Stampa della Santa Sede per dire che l'assenza del porporato sarebbe dovuta alla stanchezza e al desiderio di riposo. La notizia, però, arriva pochi giorni dopo l’ultimo colpo di scena nello scandalo che vede protagonista padre Marko Rupnik, teologo e artista sloveno noto in tutto il mondo per i suoi mosaici.

Accuse gravissime

Il caso Rupnik è scoppiato all'inizio dello scorso dicembre a seguito di una serie di articoli pubblicati da organi d'informazione specializzati sulla Chiesa come Silere non Possum e Messainlatino.it a cui si è poi aggiunta la rivista online Left. Queste fonti hanno rivelato l'esistenza di accuse di abusi psicologici e sessuali nei confronti di padre Marko Rupnik, famoso gesuita autore di opere d'arte presenti anche in Vaticano nella cappella Redemptoris Mater.

Nel corso del tempo è emerso che su Rupnik c'erano stati due fascicoli aperti: nel 2020 la Congregazione per la dottrina della fede ritenne credibili le accuse relative all'assoluzione in confessionale da parte del gesuita di una novizia con cui aveva commesso un peccato contro il sesto comandamento. Per questo tipo di comportamenti scatta la scomunica latae sententiae che l'ex Sant'Uffizio comminò al gesuita sloveno ma che fu più tardi rimossa, non si sa ancora da chi.

Nel 2021, intanto, sul conto dell'artista arrivarono nuove accuse di abusi psicologici e non solo che sarebbero stati perpetrati ai danni di suore all'interno Comunità di Loyola di Lubiana negli anni Novanta.

Dopo un'inchiesta ordinata dalla Compagnia di Gesù, la Congregazione per la dottrina della fede ha ritenuto che i fatti fossero caduti in prescrizione ed ha chiuso il fascicolo. Nel frattempo Rupnik era sottoposto a restrizioni alle attività pubbliche e all'amministrazione dei sacramenti da parte del suo ordine, secondo molti non rispettate pienamente.

Parlano le presunte vittime

Lo scoppio dello scandalo ha provocato anche l'esposizione delle presunte vittime che, dopo aver scritto a diverse personalità con incarichi nella Chiesa senza successo, hanno cominciato a rendere testimonianze pubbliche. Una ex suora della Comunità di Loyola ha raccontato a Federica Tourn di Domani di essere stata vittima per nove anni delle violenze psicologiche del gesuita che la avrebbe indotta ad avere rapporti sessuali dopo averle offerto di fare da modella nel suo atelier d'arte.

"Padre Marko all'inizio si è lentamente e dolcemente infiltrato nel mio mondo psicologico e spirituale facendo leva sulle mie incertezze e fragilità e usando al contempo il mio rapporto con Dio per spingermi a fare esperienze sessuali con lui", ha raccontato la donna sostenendo addirittura che Rupnik l'avesse convinta a vedere dei film porno in un cinema a luci rosse e fosse solito a comportamenti blasfemi prima dei rapporti. Di fronte al montare delle accuse, il Vicariato di Roma - in cui si trova il Centro Aletti fondato negli anni '90 dall'artista - optò per una posizione ultra-garantista, con una dichiarazione del cardinale Angelo De Donatis che se la prendeva con la "sconcertante comunicazione, soprattutto mediatica, che disorienta il Popolo di Dio" assicurando collaborazione alla Compagnia di Gesù chiamata per competenza a chiarire i fatti.

La Compagnia di Gesù ha avviato le procedure interne, ricevendo diverse denunce sul conto di Rupnik. Lo scorso giugno i gesuiti hanno comunicato di aver "ritenuto il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto" e, di fronte il "rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza" dell'artista ne hanno disposto la dismissione. Non più gesuita, quindi, ma non ridotto allo stato laicale.

Colpo di scena

Rupnik, però, non è caduto in disgrazia nella Chiesa. Il religioso, infatti, che Francesco chiamò a predicare le omelie quaresimali in Curia nel 2020, è stato difeso nei giorni scorsi dal Vicariato di Roma che aveva disposto una visita canonica nel Centro Aletti, dove risiedeva e che secondo alcune delle presunte vittime sarebbe stato teatro degli abusi subiti.

Nella relazione finale della visita, l'incaricato don Giacomo Incitti non solo ha riscontrato nel Centro Aletti una "vita comunitaria sana e priva di particolari criticità" ma si è spinto ad esaminare le accuse contro il fondatore sloveno fino a sostenere di aver riscontrato "procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica". La scomunica è quella emessa dall'allora congregazione per la dottrina della fede nel 2020 e poi misteriosamente ritirata subito dopo.

La nota del Vicariato, dunque, è sembrata una bocciatura del lavoro dell'ex Sant'Uffizio all'epoca guidato dal cardinale Ladaria. Un affronto probabilmente non gradito all'ex prefetto che pochi giorni dopo dalla pubblicazione del comunicato ha fatto sapere al Papa di non voler partecipare al Sinodo sulla sinodalità.

Francesco ha parlato solo una volta del caso del suo ex confratello sloveno in occasione di un'intervista a Nicole Winfield di The Associated Press nella quale ha negato di aver avuto un ruolo decisionale nel ritiro della scomunica ed ammettendo soltanto un intervento procedurale in quello che ha definito "un piccolo processo che è arrivato alla congregazione della fede in passato”. Venerdì 15 settembre, però, ha ricevuto in udienza Maria Campatelli, direttrice del Centro Aletti e che ha difeso strenuamente Rupnik dopo la notizia della dismissione dalla Compagnia di Gesù, comunicando in una lettera l'intenzione dell'artista di "uscire dall’ordine, continuando a vivere questo momento nel discernimento e nella comunione ecclesiale".

Tre giorni dopo l'udienza con il Papa, il Vicariato di Roma ha pubblicato la discussa nota che riabilita Rupnik.

Quattro giorni dopo la nota, invece, monsignor Luis Marín de San Martín ha annunciato la decisione del cardinal Ladaria - capo del dicastero che scomunicò l'artista sloveno - di non partecipare al Sinodo nonostante la sua fosse una nomina pontificia. Il suo clamoroso passo indietro è l'ennesimo terremoto nella Chiesa che si prepara ad un Sinodo già infuocato prima dell'avvio della fase finale.

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