Le conseguenze dell'inchiesta sui fondi gestiti dalla Segreteria di Stato continuano a creare problemi in Vaticano. Dopo le difficoltà nei tribunali inglesi, ora arriva un'altra doccia fredda dalla Svizzera. La procuratrice federale elvetica Annina Scherrer, infatti, ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di Enrico Crasso, ex consulente finanziario della Santa Sede e imputato nel processo vaticano nato dallo scandalo del palazzo di Londra. Il procedimento svizzero era nato su denuncia della Segreteria di Stato contro Crasso per amministrazione fedele nel giugno del 2020. In realtà l'organismo vaticano aveva accusato il suo ex consulente anche di truffa e corruzione, ma per queste fattispecie la magistratura svizzera non aveva riscontrato alcun indizio di reato nelle indagini né nella denuncia stessa.
Il procedimento svizzero verteva sugli investimenti nel Fondo Centurion gestiti da Crasso e dalla società a lui riferibile Sogenel Capital Investment su mandato della Segreteria di Stato. Quest'ultima, denunciante a Lugano, ha dovuto però raccogliere un nulla di fatto perché la procuratrice ha risposto un decreto d'abbandono ed ha anche tirato le orecchie alla parte vaticana. Pur essendo accusatrice e denunciante in Svizzera, infatti, la Segreteria di Stato aveva risposto picche alla richiesta degli inquirenti elvetici di interrogare in via rogatoriale alcuni dei protagonisti della vicenda, tra cui monsignor Alberto Perlasca. Un paradosso che la procuratrice Scherrer non ha mancato di far notare nel testo del decreto.
Enrico Crasso, che nella sentenza di primo grado del tribunale vaticano per il cosiddetto processo Becciu di cui recentemente è stata dichiarata la nullità relativa era stato condannato a sette anni di reclusione per peculato e autoricilaggio, era stato assolto da tutti i capi di imputazione relativi alla gestione del Fondo Centurion. Una circostanza rilevata dalla procuratrice nel suo decreto. La decisione svizzera dà un altro colpo alla credibilità del processo vaticano di primo grado su cui la stessa Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano ha avanzato significativi dubbi con la dichiarazione di nullità relativa.
La procuratrice ha smentito la tesi di una Segreteria di Stato ingannata da Crasso sugli investimenti, puntualizzando che va "considerata investitore esperto (professionale), segnatamente per la
natura pubblica dell'ente, la rilevanza dei patrimoni amministrati e l'accesso a strutture decisionali e consulenziali specializzate, con conseguente esclusione dell'assimilazione a un investitore privato non qualificato".