Veltroni vede Clooney e si intrufola al "party"

Il dramma esistenziale dell’uomo che voleva reincarnare Obama: mentre il suo mito Barack va a braccetto con Berlusconi lui ripercorre la passeggiata dei due leader a L’Aquila, ma al fianco di un paio di attori. Dallo "Yes we can" allo spot del Martini

Veltroni vede Clooney e si intrufola al "party"

Quale irrefrenabile pulsione, ha portato Walter Veltroni tra le rovine del terremoto aquilano proprio ieri, in pieno G8? Mentre i «grandi» discutono e s’accordano sui destini del pianeta, pranzano insieme e si danno gran pacche sulle spalle, lui è sceso dal cielo in compagnia dell’attore George Clooney. Con l’elicottero di quest’ultimo, ovviamente. Per inaugurare, con un altro attore americano che però in Italia non fa spot pubblicitari, Bill Murray, un «auditorium-struttura multiuso permanente», insomma un cinema, a San Demetrio. Grande Walter, da Yes, we can a no Martini no party.
E va bene che il cinema è sempre stata la sua passione, anche quando calcava da protagonista la scena politica, ma non poteva andare all’Aquila col fascinoso Clooney una settimana fa, oppure la prossima? Avrebbe evitato quell’imbarazzante sensazione del vorrei ma non posso, il sospetto di una ripicca infantile del tipo «dovrei esserci io nella caserma di Coppito, Obama l’ho scoperto io ed è più amico mio». Di certo è bruciante adesso, dover guardare in tv Obama e Berlusconi che s’abbracciano e si stampano baci sulle guance, gigioneggiano come vecchi amici, dopo che proprio Veltroni aveva organizzato veglie in attesa della vittoria del presidente americano. Sul suo pullman elettorale, Veltroni aveva stampigliato lo slogan di Obama, offendendosi pure per le traduzioni in romanesco: sì, se po’ fa’. Ricordate? In un revival surreale dell’«Ulivo mondiale», la vittoria nelle presidenziali Usa era stata salutata come una vittoria del nostrano Pd. Per tempo Walter aveva inviato Lapo Pistelli alla convention dei «fratelli» democrat d’oltre Atlantico, e la Melandri (che ha la doppia cittadinanza) a fare il porta a porta a Philadelphia per il «fratello» Obama. «Stiamo perdendo tutto ma vinciamo in Ohio», avvertiva sarcastico Arturo Parisi. Ma Veltroni non lo ascoltava, e per rintuzzare le ironie della stampa più disincantata sulla sua conquista della Casa Bianca, faceva dichiarare l’inimicizia perpetua tra Obama e il Cavaliere nero amico di Bush, annunciava un suo imminente invito a Washington, faceva diffondere una vecchia foto che lo ritraeva faccia a faccia con Obama quando questi era stato appena eletto senatore dell’Illinois.
E quello invece, ora sbaciucchia Berlusconi. No, si sarebbe potuto fare... E il sindaco di San Demetrio, che è pure del Pd e non gli ha offerto nemmeno un Martini, con tutta la tendopoli che aveva occhi e carezze soltanto per Clooney, lo stringevano e lo toccavano come una madonna pellegrina, ma quale Veltroni, ma quale Murray che pure è un attore noto, e passi per Betty Williams che almeno i terremotati non son tenuti a riconoscere come un Nobel per la pace. Certo, Veltroni ieri non è andato lì come amante tradito da Obama, né come leader pugnalato da D’Alema, e nemmeno come ex segretario e sponsor di Franceschini. Le agenzie di stampa precisano che era in veste di «co-presidente del segretariato permanente dei Summit dei premi Nobel per la pace», che coi loro contributi hanno finanziato l’opera, appunto titolata «Nobel for Peace Hall».
Sempre con Clooney, Veltroni ha compiuto il suo doveroso pellegrinaggio tra le rovine del terremoto e le speranze dei terremotati, visitando anche Sant’Eusanio Forconese e pure L’Aquila, dalla chiesa delle Anime Sante al Duomo e alla prefettura, rifacendo lo stesso percorso compiuto il giorno prima da Berlusconi con Obama e con Medvedev. Sono ancora le agenzie di stampa, a precisare che Veltroni faceva da cicerone all’attore, parlando inglese. Vedi che comprare un loft a Manhattan, serve?
E passeggiando tra fotografi, strette di mano, richieste di autografi e di aiuto, George Clooney s’è sentito in dovere di esprimere un giudizio anche sul G8, in corso a poca distanza da lui e da Veltroni. «I Grandi devono fare di più soprattutto per l’Africa, non sempre hanno fatto tutto il possibile», ha sentenziato il divo. E il cicerone Walter ha lestamente commentato a beneficio dei giornalisti: «George è una persona che unisce al talento artistico una grande coscienza civile, è molto importante che lui sia qui». George, Barack, Bill (nel senso di Clinton), Dario (nel senso di Franceschini)... È amico di tutti Walter, si consola presto. E voi, che vi sareste aspettati un suo imbarazzato silenzio sull’argomento Africa, visto che ha sempre promesso di andarci per assistere i bambini poveri e invece sta ancora qui.
Volete sapere con quale pellicola è stato inaugurato ieri sera, il nuovo cinema donato dai Nobel per la pace a San Demetrio? Dopo alcuni spezzoni di Fantastic Mr Fox, film d’animazione ancora in lavorazione, anche Veltroni in prima fila s’è gustato l’anteprima de L’era glaciale 3. Ogni riferimento all’imminente congresso del Pd, era ovviamente casuale.

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