Veltroni vuole tenere Roma al buio per protesta

Descrive uno scenario da guerra con i lampioni che rimangono spenti

Claudia Passa

da Roma

Per colpa della Finanziaria - dice Walter Veltroni - sono a rischio ventimila lampioni della capitale. Buio nelle strade della Dolce vita, tenebre nella periferia (abbandonata) della Città eterna: uno scenario da brivido. Quel che il sindaco non specifica, è se le luminarie che verranno staccate (dice lui) a causa della «mannaia» di Giulio Tremonti sulle casse degli enti locali saranno quelle che negli anni della «spettacolare» amministrazione del panem et circenses hanno illuminato a giorno il Colosseo durante il concerto di Paul McCartney, i Fori imperiali per l’esibizione di Elton John, il nuovo (e contestatissimo) museo dell’Ara pacis nel corso della (finta) inaugurazione andata in scena sei mesi prima dell’apertura al pubblico, o l’intero centro città per «la più bella Notte bianca che Roma abbia vissuto».
Il primo cittadino minaccia dunque di spegnere la luce, oltreché lasciare a piedi i pendolari dell’Urbe, senza libri i bimbi delle scuole (che da anni aspettano da lui qualche asilo nido in più), a digiuno gli studenti abituati al servizio mensa. Ciò che Veltroni si guarda bene dal menzionare - nonostante l’opposizione glielo ricordi con insistenza - sono i «quasi 200 milioni di euro» previsti dalla legge su Roma capitale, «congelati da quindici anni» come afferma il vicepresidente del Consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma (An) in un’interrogazione che chiede conto anche «dei 150 milioni spesi per l’Auditorium con un progetto del ’93».
Sotto accusa i «progetti fantasma» dei Ponti della scienza e della musica, mai portati a termine ma di indubbia «efficacia» nell’aver bloccato, fin dal ’92, ben 21 milioni di euro. Per non parlare dell’allargamento della via Tiburtina: «C’erano 16 milioni disponibili - si specifica nell’interpellanza - ne è stato speso soltanto uno». Il consolidamento del Palazzo Senatorio (sede del Campidoglio) lascia inutilizzati da quasi tre lustri ben quattro milioni e mezzo. Fermi da tredici anni altri due milioni e mezzo destinati al restauro degli edifici storici di Villa Ada.
E se in città la Cdl, per replicare a Veltroni che vuol spegnere i lampioni, accende i riflettori su sprechi e fondi mai utilizzati, dal governo prende la parola Cosimo Ventucci (Fi), sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, che «all’impresario teatrale sindaco di Roma» consiglia di «cambiar mestiere», poiché «i soldi che questo governo ha dato a Veltroni sono una cifra spropositata. Spenga pure qualche lampione - incalza Ventucci - ma se lui aiuta questa nostra città facendo meno chiacchiere e sprecando meno soldi forse tutto andrà per il meglio». La coordinatrice laziale di Forza Italia Beatrice Lorenzin ricorda poi che la stretta governativa sui cordoni riguarda «solo le spese di consulenza e quelle discrezionali», mentre il presidente della Federazione romana di Alleanza nazionale, Vincenzo Piso, lette le catastrofistiche sortite del sindaco, lo invita a «documentarsi meglio sul suo bilancio»: i 312 milioni di euro che (secondo Veltroni) Tremonti vorrebbe sottrarre alla capitale, «non rappresentano affatto il 30% del bilancio cittadino» come il primo cittadino ha fatto sapere alla stampa.