Vendere Diego o non vendere Diego, questo è il dilemma. E, a quindici giorni dalla fine del mercato, la Juventus non sa ancora con quale struttura di squadra affronterà la stagione che dovrà essere necessariamente quella del rilancio. Era chiaro a tutti che, dopo avere ereditato un gruppo disomogeneo e zeppo di giocatori a fine corsa e/o sopravvalutati, sarebbe stato difficile risolvere tutto con un tocco di bacchetta magica: tuttavia, arrivati a Ferragosto, forse lo stesso Marotta si era augurato di potere avere tra le mani un gruppo quasi definito. In realtà, un mercato immobile come non mai ha complicato i piani della Signora: mossasi per tempo arrivando a Motta, Pepe, Lanzafame, Martinez e Storari, la Juve si è poi arenata sullo scoglio Dzeko ed è stata condizionata nei suoi movimenti dalla difficoltà a piazzare quei giocatori che non rientrano nei desiderata di Del Neri. Adesso, venduto splendidamente Poulsen al Liverpool, ci sono ancora da piazzare Camoranesi, Zebina, Salihamidzic e magari Grygera. Quanto a Tiago, l'ineffabile portoghese ha ancora una volta preso in giro tutti: pur di disfarsene, visto che un accordo sul trasferimento definitivo non si riusciva a trovare, Marotta ha accettato di farlo andare all'Atletico Madrid solo in prestito oneroso (500.000 euro) e per di più senza diritto di riscatto. Di qui a un anno, insomma, il problema si ripresenterà.
Poi, appunto, c'è la questione legata a Diego: eletto seconda punta da Del Neri, che lo ha spesso preferito a Del Piero, è finito sul mercato quando pareva che la Juve si fosse rassegnata a tenerlo: il Wolsfburg - squadra di Dzeko - ha fatto la sua offerta, lo Schalke 04 ha rilanciato fino a 18 milioni (salvo poi fare parziale retromarcia) e nel frattempo lui è stato uno dei pochi juventini presentabili nel Trofeo Tim di venerdì, segnando un gol e spingendo il suo allenatore a dire che «al momento ci serve e ci regala quella qualità di cui abbiamo bisogno». Escludendo che l'allenatore bianconero si metta di traverso rispetto alle idee di Marotta, si è di fronte o a un cambio di rotta o alla volontà di mettere il giocatore in vetrina per alzare ancor più il prezzo. Un po' l'uno e un po' l'altro, probabilmente: perché Diego, cui la Juve non ha mai comunicato ufficialmente di essere stato messo sul mercato, ha pian piano convinto davvero Del Neri di potersi adattare con profitto a un ruolo non suo. Nello stesso tempo, avendolo pagato 25 milioni, la Juve non intende lasciarlo partire per meno di 20: a quel punto l'affare potrebbe anche andare in porto.
Il terzo e ultimo scenario - ma anche il più affascinante - è quello per cui Marotta e il ds tedesco Hoeness stiano portando avanti una sottile guerra di nervi: la Juve vuole Dzeko - con cui è già d'accordo -, il Wolfsburg chiede Diego e le due situazioni potrebbero sbloccarsi nel momento in cui i Lupi accettassero di fare partire il loro attaccante, ovviamente incassando anche un sostanzioso conguaglio.
Venderlo o non venderlo? Diego il dilemma della Juve
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