Vendola, poeta del bluff e della poltrona

Il governatore della Puglia è considerato un intoccabile: odia il
potere ma lo esercita da 18 anni consecutivi Nei suoi discorsi retorica
e belle parole. Ma quando la sua giunta è finita nei guai, lui non si è
fatto da parte

Dicono che il Cav e Nichi Vendola siano accomunati dal populismo. Nichi è perciò soprannominato il «Berlusconi rosso», come fosse un suo clone.
Se mai questa gerarchia è stata vera, oggi è ribaltata. Il Cav resta un uomo in carne e ossa, infantilmente attratto dalle folle anche a costo di intercettare oggetti volanti. Nichi è invece un angelo, un mito, una fede. Dopo la vittoria alle primarie pugliesi, i giornali lo osannano, le tv lo incensano, il popolo lo adora. Di questo culto, Vendola è il nume e il sacerdote.
Dopo cinque anni di pasticci alla testa della Puglia, a Nichi era stato imposto un passo indietro dal Pd. Aveva contro la magistratura per i presunti brogli sulla Sanità; il vice, Sandro Frisullo, incriminato; vari collaboratori ai domiciliari; l’inimicizia di Max D’Alema; il diktat di Pierferdy Casini che con lui non voleva allearsi. Da suicidio. Nichi ha fatto spallucce e si è messo contro tutti al motto: «I pugliesi sono con me». Ha preteso le primarie per battersi col candidato ufficiale, Francesco Boccia. Lo stesso che gli avevano opposto cinque anni fa. Perché anche a quel tempo era indigesto alla nomenclatura del Pd. Allora prevalse per un fiat: 50,8 contro 49,2. Oggi, ha trionfato: 70 per cento dei voti. L’avversario annichilito, D’Alema umiliato, Casini ridicolizzato.
A sinistra, Nichi è un intoccabile. I pugliesi di quella sponda lo considerano il bambingesù. Lo rivogliono, costi quel che costi. Sarà un osso duro anche per Rocco Palese, il candidato del centrodestra. Così, Vendola amministra ora la sua leggenda.
La religione vendoliana consiste in questo. Io, Nichi, sono un derelitto inviato dalla Provvidenza. La mia storia, le radici operaie, i miei ideali sono quelli di tutti gli sconfitti del Sud che però, grazie a me, sono giunti alla vittoria: se vinco io, vincete voi; se sparisco io, scompariamo insieme. Il tutto, condito di bagni di folla, pianti collettivi e il supporto delle più moderne e scaltre tecniche di comunicazione.
Il suo ultimo comizio, prima del voto alle primarie, è su YouTube. Una sequenza girata con sapienza da cineoperatori di fiducia. Vendola è sul palco, chiuso nel capottino, infagottato nella sciarpetta, con l’orecchino che balugina sotto i riflettori. Pare un uccellino infreddolito tra le ombre della notte barese. Una voce fuori campo esordisce: «Nichi riscalda il suo popolo in una gelida serata di gennaio». Poi è lui ad aprire bocca: «Dicono che sono attaccato alla poltrona? Proprio così. È meraviglioso avere potere per restituire diritti a chi non ne ha». Segue boato popolare. Nichi sorride e con slancio pindarico aggancia «la guerra in difesa dell’acqua in Bolivia» con l’acquedotto pugliese che «non sarà mai privatizzato finché avrò potere». La voce fuori campo annuncia: tra gli astanti c’è la crema di chi «ha fatto la storia della sinistra italiana». La telecamera punta Luciana Castellina, un’antica gloria, livida e intirizzita. L’immagine torna sull’uccellino che scandisce: «È la destra che voglio combattere e non solo quella di Berlusconi ma anche la destra che è nella sinistra». Boato, applausi e commento fuori campo: «Nichi affida la frase ai posteri». La chiusa, dalla sua viva voce, è di pretto stampo vendoliano: «Al di là dei voti ci sono i volti, l’oceano dei volti e io ho voglia di tuffarmi in questo mare anche a costo di affogare. Ora andate e votate!». Acclamazioni e tripudio di bandiere. La folla si scioglie e tutti alle urne. Un capolavoro di retorica populista.
Anche nell’uso della comunicazione il Cav è, rispetto a Vendola, un pivello. Sul Berlusca sono stati fatti solo film che gli danno del caimano o in cui è ucciso. Nichi ne vanta tre, genere Madre Teresa di Calcutta. Il più recente, Sposerò Nichi Vendola, del pugliese Andrea Costantino, sarà in sala a febbraio. È preannunciato come la storia di «un uomo politico carismatico». Il primo film è del 2005. Si intitola sobriamente, Nichi. In 63 minuti, il regista, tale Arcopinto, esalta le virtù del protagonista ripreso in tutte le salse. Completa il trio, un corto sulla sua precedente elezione pugliese, C'è un posto in Italia. In esso, stando alle severe parole di un critico «la sincera partecipazione di Vendola alle istanze di giustizia, di dignità del lavoro, ecc... è così diretta e coinvolgente da rompere gli schemi della retorica e raggiungere con tutte le sue forze lo spettatore».
Queste opere sublimi sono state proiettate in diversi Festival, massimamente pugliesi, con notevole concorso del pubblico più eletto: registi, attori, assessori a piede libero. Tra i più assidui, il bello del cinema italiano, Riccardo Scamarcio, notato al Festival del cinema di Lecce mentre bacia e si apparta con una misteriosa fanciulla. Secondo la stampa locale, che ci ha ricamato, era Patrizia Vendola, sorella di Nichi. Stando però agli amici di entrambi, le effusioni erano amichevoli e non suscettibili di incrinare il rapporto tra Scamarcio e l’attrice Valeria Golino, sua gelosissima compagna.
Come vi sarà ormai chiaro, Nichi si ama. Si considera quanto ci sia di meglio ma detesta darlo a vedere. Occupa ininterrottamente poltrone da 18 anni - è stato deputato per quattro legislature prima del governatorato adriatico - ma dichiara ogni volta di non volerne nessuna. Eletto la prima volta governatore, pianse. «È gioia?», gli fu chiesto. «È dolore - rispose -. Soffro perché entro nel cuore del potere». «Embé?!», gli fu obiettato. E lui: «Per essere felici col potere bisogna amarlo e io sono disamorato del potere. Ho paura di sporcarmi la faccia». Aggiunse: «Quando tutto sarà finito, voglio si dica che non sono mai caduto nell’arbitrio e nell’illegalità». Adesso che, se non lui, gli uomini da lui scelti, ci si sono a quanto pare impantanati, non fa però una piega. Continua a considerarsi il gioiello della Puglia, senza resipiscenze o esami di coscienza tipo: dove ho sbagliato se l’anno scorso ho dovuto azzerare la giunta incriminata dalla procura? Sono stato ingenuo, incapace, pirla? Nessuno di questi interrogativi lo angustia. Io - ripete - ho la coscienza a posto. Nichi, unico tra i politici italiani, «può non sapere». Gode di uno speciale salvacondotto perché - spiega - «tra me e i pugliesi c’è un rapporto prepolitico. Nonne e madri mi fermano. I bambini mi mandano lettere con i consigli». E non si accorge che comincia anche lui a fare parte della bizzarria che sembra proliferare nella sua terra: dall’imprevedibile Cassano, alle escort, ai trulli.
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