Ma una vera scelta da Special One sarebbe stata quella di restare a Milano

di Riccardo Signori
Suvvia, da Mourinho José detto Specialone c’era da attendersi qualcosa di meno banale. Lasciare l’Inter per andare al Real? E chi non lo farebbe? Ci sono almeno 10 buoni motivi perché qualunque tecnico al mondo desideri allenare il Real Madrid: si va dai denari al marketing, dal marchio calcistico Real al marchio tecnico, dal circolino rosso sul personale pedigree, come fossero le tacche su una colt, alla glorificazione di qualunque successo se ne ottenga. Troppo facile.
Insomma qui si rischia di veder finire l’era dello Specialone per iniziare la carriera del Normalone. Un destino assolutamente impietoso. Soprattutto per i suoi adulatori. E, allora, chissà che, tra stanotte e domani notte, non capiti a Mou di svegliarsi di colpo e sobbalzare sul letto in preda a questo incubo. E dire a se stesso. Non è possibile! Io devo restare all’Inter. Sì, perché questa sarebbe la scommessa da Specialone.
Altro che Madrid! Restare a Milano dopo una stagione come questa, tentare il possibile dell’impossibile: tornare a vincere e rivincere. Ha ragione Mou: le coppette, a corollario di campionato e Champions, valgono poco e niente, non fanno pedigree, al massimo volume e ingombro nella bacheca. Contano solo scudetto e Coppa dei campioni. Ma questa è la vera sfida. Il Real, il prossimo anno, tornerà a vincere: sembra scritto nelle stelle. Chiunque sia il suo allenatore.
Il Barcellona sta barcollando. Cristiano Ronaldo e soci in Champions non faranno certo peggio di quest’anno. Potrebbe starci un «double». Ma sarà così tanto difficile con quell’armata di squadra? L’Inter è altra pasta, altra sofferenza, altro viaggio nel Paradiso dell’immensità per un tecnico. Volete mettere l’importanza di annettere, finalmente, la squadra di Moratti nel club delle grandi a livello internazionale? Non basta una finale per documentarne l’avvenuto ingresso. Servono almeno 3-4 anni sempre ad alto livello: diciamo tra semifinali e finali. Il Real sta in quella nuvola anche se fallisce per cinque anni di fila. L’Inter, in questa stagione, ha fatto un passo avanti per entrarci. Non è ironia, è pura e precisa realtà. No, mister Specialone, andarsene così, dicendo che è solo colpa dell’Italia, riduce il problema al fastidioso senso della banalità, della scusa buona per tutto e per tutti. Moratti compreso.
È comprensibile che Mou in Italia si senta attanagliato dalle orde di adulatori composti e scomposti, che ormai fatichi a trovare nemici e dunque a trarre forza ed energia per le sue battaglie non solo mediatiche. Sappiamo bene che tutti quelli che ieri hanno tifato Bayern sono i suoi primi alleati. Ma, a Milano, Mou troverebbe ancora il pane della sua vita, magari ricostruendo una squadra, cercando un gruppo di italiani per dimostrare che lui sa vincere anche con un’Inter italiana. Quella sarebbe la vera, grande, ineguagliabile scommessa. Far vincere l’Inter degli italiani. Questo è il sogno, il Real è solo un’ossessione. E Mou ci ha sempre detto che lui vive di sogni, non di ossessioni.

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