Da Verdi fino a Bellini L’omaggio di Muti all’Aquila che rinasce

L’AquilaMuti come Abbado e più di Abbado per l’Abruzzo terremotato. I nostri due massimi direttori d’orchestra, i cui rapporti ufficiali sembrano, negli ultimi tempi, improntati ad un riconquistato fair play, hanno risposto immediatamente e concretamente alla campagna di solidarietà in favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Ma ciascuno a suo modo.
Abbado era venuto all’Aquila lo scorso 13 giugno, con la sua Orchestra Mozart e ripartito in giornata. Il suo concerto (Schubert, Mozart), venato di grande dolcezza e comprensibile commozione, ha avviato una raccolta fondi per l’acquisto di una struttura (tensostruttura?) dove far riprendere l’attività musicale nel capoluogo abruzzese, considerato la Salisburgo italiana, per l’intensa attività musicale assicurata dall'Orchestra Sinfonica Abruzzese, dai Solisti Aquilani, dall’Associazione Barattelli e dal Conservatorio Casella.
Muti ha fatto molto di più. In aprile, subito dopo il terremoto, s’era dichiarato disponibile a tenere un concerto all'Aquila; tempi e modi da definirsi. Successivamente il Ministero dei Beni ed Attività culturali e la Protezione civile l’hanno invitato a chiudere, a cinque mesi esatti dal terremoto, la bella iniziativa «Campi sonori. Prologo della rinascita», avviata alla fine di luglio con l’intento di «ricostruire le anime oltre che le case», e lui ha accettato perché «mi sento profondamente italiano - ha detto - anche se cittadino del mondo, e perciò ho voluto essere vicino agli abruzzesi». Per questo, di ritorno da Salisburgo, a fine agosto, Muti ha deciso di dedicare ben quattro intere giornate ai musicisti aquilani. Ha messo insieme un’orchestra, la Filarmonica Aquilana, con strumentisti, un centinaio in tutto, provenienti dalla Istituzione Sinfonica, dai Solisti Aquilani, dall’Orchestra Giovanile Abruzzese, dal Conservatorio, ed un nutrito gruppo di coristi, centocinquanta circa - L’Aquila e l’Abruzzo vantano una ricca attività corale in ogni settore - e con loro ha provato, senza risparmiarsi, per tre intense giornate, alla presenza del pubblico, prima del concerto finale. Per i musicisti una bella lezione, per il pubblico l’occasione di vedere al lavoro un grande direttore, e per tutti una chiara dimostrazione di generosità, oltre che di solidarietà, del maestro. Accanto a loro due solisti, il soprano Maria Teresa Romano e il basso Ildar Abdrazakov, per un programma tutto italiano, attinto al grande melodramma.
Giuseppe Verdi: Forza del destino - con l’accorata preghiera intonata dal soprano ed accompagnata dal coro; La vergine degli angeli, che Muti ha voluto come un sussurro carico di tensione, preceduta dalla ben nota, drammatica Sinfonia; Nabucco, per l’immancabile Va pensiero, quasi un lamento, che Verdi prescrive «lento» e «sottovoce» e perciò assolutamente inadatto ad essere assunto come inno nazionale, ha sottolineato il celebre direttore che, in apertura di concerto, ha diretto «con piglio militare» Fratelli d’Italia; poi la Sinfonia dei Vespri siciliani; e, di Vincenzo Bellini, Casta diva da Norma, emblema sommo del melodramma italiano la cui tradizione va difesa e tramandata. Che è ciò che Muti ha fatto all’Aquila, dove è venuto innanzitutto per dar forza e coraggio ai musicisti abruzzesi, specie a quelli - e sono numerosi - ai quali il terremoto ha tolto la casa, gli strumenti ma anche la prospettiva immediata di riprendere l'attività. «Mi piacerebbe tornare all’Aquila e lavorare ancora con tutti voi, in una situazione diversa da oggi. Grazie per queste indimenticabili giornate passate insieme», così ha salutato i musicisti, visibilmente commosso; e, dopo aver visitato, in compagnia di Bertolaso, la città distrutta, si è ancor più convinto che il suo gesto di solidarietà era doveroso.
La presenza del grande direttore ha costretto gli organizzatori a spostare il concerto dal già capiente auditorium della Scuola della Guardia di Finanza, alla sterminata piazza d’armi della caserma - oltre settemila posti a sedere ed alcune centinaia in piedi. A coronare questo lavoro ed a infondere coraggio ai musicisti ed alla popolazione sono giunti anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e numerose altre autorità, tra le quali il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e il sottosegretario Giro, oltre a Franco Marini, Giovanni Minoli, Vittorio Sgarbi e Bruno Vespa.
Il concerto, inutile dirlo, un tripudio; applausi a non finire ma anche lacrime di commozione per una ferita dell’anima che solo il tempo riuscirà a rimarginare e che Muti, con il suo bel gesto, ha provato almeno a lenire. Ultima curiosità: alla fine il maestro si è presentato sul podio indossando la maglietta blu della Protezione Civile in segno di ringraziamento. E poi ha nuovamente diretto il conclusivo Fratelli d’Italia.

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