Versi civili per scuotere i pavidi e i rassegnati

Giuseppe Conte (quello "vero": il poeta) sferza l'Italia, una nave senza nocchiere alla deriva

Il sonetto caudato, di cui trovate tre mirabili esempi in questa pagina, a firma di Giuseppe Conte, è una forma metrica (i 14 versi del sonetto, più la coda) destinata alla poesia non lirica: spesso burlesca o polemica. Qui è poesia civile.

Non confondiamo le cose: il poeta impegnato diventa sempre poeta impiegato, cioè poeta cortigiano, ufficio propaganda letteraria al servizio di chi distribuisce le prebende. Al contrario Giuseppe Conte è un poeta civile, al servizio di se stesso, della sua musa e del suo Paese. C'è una bella differenza, quella che passa tra un servo e un uomo libero. Che Giuseppe Conte abbia un passo completamente diverso si nota subito dalla metrica delle sue poesie: in un'epoca in cui la poesia è stata «decostruita» al punto da diventare un comico andare a capo a caso, Conte rivendica il rigore di chi sa scrivere un endecasillabo e torna tranquillamente alla forme della tradizione, perché le conosce a menadito. E dunque sonetti caudati. Come nel XIV secolo.

Le poesie parlano da sole: sono un'invettiva contro i rassegnati (al declino), i tiepidi di cuore (che tirano a campare), gli accidiosi (che se ne fregano), gli ignavi (troppo vili per intervenire). I politici purtroppo non sono migliori di chi li elegge. A volte, tra l'altro, neppure sono eletti. Sono burocrati disposti a seguire ogni idea consenta loro di restare dove sono. Ecco perché la nave, metafora del nostro Paese, procede senza nocchiere nel terzo sonetto inedito di Conte.

Non c'è bisogno di spiegare chi sia Giuseppe Conte, l'unico Giuseppe Conte di cui l'Italia non può fare a meno. Tanto meno c'è da spiegarlo a voi lettori del Giornale, da decenni la casa di questo grande scrittore.

Giuseppe Conte si sveglia e guarda il mare. Attraversa la strada quieta, si siede al bar appena sopra la spiaggia di Sanremo. L'occhio incontra solo onde azzurre. Gli amici e le amiche passano e lo salutano. I fortunati stanno a sentire le parole garbate del poeta. Proprio alle riflessioni davanti alla natura, Conte ha dedicato la sua ultima raccolta Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019). Ora ci regala tre inediti che testimoniano la sua passione civile.