Vescovi contro la pillola «Vendere la Ru486 è banalizzare l’aborto»

RomaI vescovi guardano con «rispetto e attenzione al processo verso il federalismo che democraticamente il popolo italiano persegue». Lo ha detto ieri il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, durante la conferenza stampa conclusiva dei lavori del Consiglio permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani.
«Mi sembra - ha detto Crociata - che si tenda a un equilibrio tra esigenze dell’unità e della solidarietà, e consideriamo i vantaggi e l’importanza di quei passi verso il federalismo che si sono compiuti e si stanno compiendo: si tratta di un processo di riforma da contemperare con l’unità del Paese, con un equilibrio che contribuisca alla crescita e al cammino comune dell’Italia». Il segretario della Cei ha però lanciato l’allarme sul «clamoroso silenzio» che avvolge la «questione meridionale», pur in presenza «di preoccupanti segnali di crisi». «La questione meridionale - ha spiegato - purtroppo continua a essere delicata, con problemi gravi, ancora vivi e presenti». Crociata ha citato i problemi delle amministrazioni locali del Sud, il «poco senso civico», il «rapporto con il resto della nazione, la distribuzione degli investimenti, l’emigrazione delle giovani generazioni verso il Nord», ma anche il problema «dell’esercizio della responsabilità pubblica e amministrativa nelle regioni e negli enti locali meridionali».
Per quanto riguarda l’immigrazione, il segretario della Cei è intervenuto sul tema della cittadinanza, senza esprimersi direttamente nel merito, ma chiedendo attenzione per le esigenze degli immigrati: «Posto che l’immigrazione è un fenomeno di grande proporzione, l’attenzione alle esigenze di integrazione è imprescindibile, secondo tempi, condizioni e modalità che vanno responsabilmente colte e accompagnate». Lo scopo, ha aggiunto, è che l’integrazione avvenga «nella salvaguardia del bene di tutti, dell’evoluzione della società italiana e della presenza di coloro che si inseriscono in questa società come immigrati per diventare, avendone le condizioni, anch’essi cittadini italiani». Monsignor Crociata ha poi detto che un’eventuale commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486 «rischia di riportarci indietro» e di diffondere «una banalizzazione dell’aborto»; ha definito «un punto di equilibrio significativo» la legge sul fine vita.
Per quanto riguarda i progetti per il «grande centro», il vescovo ha glissato, rispondendo di non essere «un segretario di partito» e ricordando che «gli italiani decidono le forme che ritengono più opportune per formare i governi». Infine, sul caso Boffo, Crociata ha ribadito che i vescovi non intendono farsi intimidire e ha espresso «amarezza per l’allarmante degrado del vivere civile».