Vespa finanzia i giovani I teletribuni di sinistra? Non ci pensano neppure

«Non capisco perché io debba guadagnare meno della Bignardi, detto francamente». Detto francamente a Bruno Vespa ha dato parecchio fastidio il gossip sui supercontratti Rai, ma solo sul suo e non su quello degli altri big delle tre reti pubbliche, da Fazio a Santoro alla Dandini. In un’intervista al Corriere della sera ha lanciato una proposta, devolvere 150mila euro del suo prossimo stipendio annuale a un «corso-concorso» per giovani aspiranti giornalisti Rai, e ha chiesto agli altri (Santoro, Fazio, Dandini, Bignardi, Annunziata, Floris) di fare lo stesso, unendo le loro risorse (molto consistenti) e raggiungere il tetto di 20 borse di studio.
Risposte? Adesioni? Poche all’orizzonte, una sola per la verità, e con molte precauzioni. Lucia Annunziata si è detta favorevole a seguire la «buona idea», mettendo però le mani avanti sull’importo da versare, nell’eventualità: «Percepisco più o meno 8mila euro lordi a puntata, ed è una sorta di doppio stipendio perché faccio sia l’autore sia il conduttore, e non è un dettaglio» (come dire, contatemi per la colletta, ma non sono ricca come voi). «Mi fa piacere che la Annunziata abbia accolto l’idea - risponde Vespa -, io certo non chiedo di privarsi di 150mila euro, ho proposto solo che questi colleghi versassero una somma collettiva. Sarebbero circa 20mila euro a testa, penso sia una cifra compatibile con i loro stipendi...». Lo è soprattutto con quella dei veri nababbi di Viale Mazzini, personaggi come Fabio Fazio, Michele Santoro e Daria Bignardi i quali portano a casa rispettivamente 3.185.000 e circa 650.000 euro (il secondo e la terza) per un numero di puntate non paragonabili a quelle di Porta a porta. Interpellati dal Resto del Carlino i vip a sei zeri hanno risposto picche, la solidarietà ai giovani precari di belle speranze non li ha colpiti più di tanto, le anime belle si imbruttiscono quando si tocca il portafoglio.
Il giornale bolognese ha provato a sondare, ma la Dandini, quella di Parla con me, non parla. Da Giovanni Floris, titolare della ditta Ballarò, stesso silenzio, come per la Bignardi, silenzio glaciale. Anche il progressista dal cuore dolce, Fabio Fazio, fa gelidamente sapere attraverso il suo staff che «se vorrà farlo a livello privato non ne farà pubblicità», che tradotto significa: c’è da dubitarne. Chi risponde (si fa per dire) è Michele Santoro, che prende così l’iniziativa vespiana: «Sì, vabbè, arrivederci...». Niente aiutino ai giovani giornalisti senza contratto, sarà per questo che lui racconta di «Generazione Zero»?
«Io non faccio i conti in tasca agli altri, ognuno faccia ciò che reputa giusto - commenta istituzionalmente Vespa -. Quello che non capisco, e che mi dà fastidio, è che ogni volta è il mio contratto a finire sui giornali, non il loro. È una vergogna, o tutti o nessuno. A me farebbe piacere che fosse pubblicato, per esempio, il precedente contratto di Fabio Fazio con la Rai». In effetti Fabio Fazio, con il suo Che tempo che fa (Rai Tre), salotto di grande intelligenza (ha come collaboratori Michele Serra, penna acuminata di Repubblica, e Giovanna Zucconi, moglie di Serra, penna acuminata di Repubblica), è in cima alla lista dei paperoni del piccolo schermo di Stato. Il suo umorismo curiale (ma poco solidale con l’iniziativa di Vespa) costa alla Rai circa 50mila euro a puntata, un mezzo salasso.
Per il contratto di Vespa si ragiona su una base annuale di 1.780.000 euro lordi, a fronte però di una media di 140 puntate all’anno. «Alla Rai ho chiesto l’11,18% in più rispetto al precedente contratto, non il 20% come si è scritto. E dal 2004 (anno in cui è stato siglato il suo precedente contratto, ndr), l’inflazione è salita del 14%...». Il caso Vespa, dopo il Cda negativo della settimana scorsa, verrà ridiscusso, ma c’è tempo fino ad agosto: «Sono tranquillo, se c’è da fare qualche limatura tecnica la faremo, non ci saranno problemi. Ma sa una cosa? Da quando sono entrato in Rai ho sempre guadagnato meno di tutti, sempre. Ho fatto tutti i gradini, praticante, redattore eccetera, con i minimi tabellari. Tant’è vero che quando sono diventato direttore, l’ufficio del personale Rai non sapeva come pagarmi, perché la differenza tra quello che prendevo e quello che spettava a un direttore era abissale».
L’altro giorno era stato Angelo Maria Petroni, consigliere di nomina tremontiana, a stoppare il contratto di Vespa, tanto che qualcuno ha voluto vedere nel braccio di ferro sui costi di Porta a porta un riflesso delle tensioni tra maggioranza e ministro dell’Economia. Elucubrazioni, fantapolitica in salsa televisiva, chissà. C’è che almeno Vespa ha messo mano al portafoglio, mettendo sul tavolo 150mila euro del suo ingaggio. Invece per i martiri della libera espressione Santoro, Dandini etc, 20mila euro a testa su diverse centinaia di migliaia di euro, sarebbero un altro martirio?
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