Viaggi, amanti e soldi: a Bologna il Pd pronto a scaricare il sindaco

nostro inviato a Bologna

Il silenzio è rotto nei labirintici corridoi di Palazzo D’Accursio dove da mesi vige il chiacchiericcio a mezza voce. L’oracolo ha vaticinato, Flavio Delbono si è fatto forza. «Spiegherò tutto ai cittadini dopo aver parlato con gli inquirenti», dice in una nota. Dunque, per ora, il sindaco indagato, pur proclamandosi innocente, non chiarisce nulla. È ancora giallo sui rapporti con la segretaria-amante Cinzia Cracchi, sui viaggi in mezzo mondo con la piacevole compagnia di lei, sull’uso della carta di credito «aziendale» (cioè della Regione Emilia Romagna), sul bancomat misterioso avuto in prestito da un amico e affidato alle spese dell’amica.
Bologna non aveva rimpianti di un sindaco, Sergio Cofferati, che aveva passato la mano per amore di una donna (e del loro figlio). E dopo sei mesi si ritrova con un altro sindaco finito nei guai per un’altra donna. Delbono, prodiano doc, ex vice di Vasco Errani, professore di economia alto e magro, ascetico, viaggiava per conto della Regione portandosi appresso la donna di fiducia, la segretaria. Chi pagava, lui o l’ente? Erano missioni istituzionali o vacanze galeotte? Fruttavano la diaria? E per lei, la bionda Cinzia, erano ferie o missioni? Domande cui cercano di rispondere i magistrati di Bologna.
Questa tuttavia è una storia vecchia, scoperchiata in campagna elettorale dall’avversario di Delbono al ballottaggio, il candidato del centrodestra Alfredo Cazzola, accusato anch’egli di «usare una storia finita come materia di speculazione politica». Flavio e Cinzia stavano assieme, lei aveva perfino lasciato il marito, ma lui nel 2008 l’aveva a sua volta lasciata. Dopo aver vinto le elezioni, l’uomo di Prodi sperava che l’oblio avrebbe coperto la faccenda come il sipario sull’ultima replica di una commedia. E infatti a fine settembre l’allora procuratore reggente Massimiliano Serpi e il pm Luigi Persico avevano chiesto di archiviare il fascicolo.
Ma il gip Giorgio Floridia ha detto no. Ha chiesto un supplemento di indagini. Per decisione del nuovo capo della Procura Roberto Alfonso, un siciliano estraneo alle liturgie del palazzo di giustizia felsineo, il pm Serpi è stato affiancato dalla collega Morena Plazzi. E si è aperto il vaso di Pandora. Il sindaco, indagato per peculato e abuso d’ufficio, insiste a parlare di vicenda dal «carattere personale, dolorosamente privato», e di non volersi «rivalere su persone a cui sono stato affettivamente legato», a differenza di quanto fa l’ex amante.
Eppure sembra esserci ben poco di privato in quello che a Bologna hanno già battezzato Cinzia-gate. È saltato fuori che nelle ultime settimane i due si sono visti quattro volte alla presenza di una testimone, Luisa Lazzaroni, assessore comunale ai Servizi sociali. Che lui - a detta di lei - le avrebbe offerto soldi, un lavoro e un’auto per tacere. Che in occasione di sei viaggi all’estero (New York, Pechino, Parigi, Londra, Gerusalemme, Messico cui si aggiungerebbe una puntatina a Santo Domingo) lui avrebbe messo sul conto della Regione anche le compere di lei, trasformate in spese di rappresentanza. Che lui risultava in missione mentre la segretaria in ferie.
E poi è saltato fuori uno stranissimo bancomat che Delbono aveva messo nelle mani della Cracchi. Il bancomat è legato a un conto aperto nel 2001 da un amico del sindaco, Mirko Divani, da cui si potevano prelevare 600 euro al mese poi saliti a 1000. Divani lo diede a Delbono, ma non sapeva che lui l’aveva girato a lei. Lei lo ricevette nel 2004. Divani dice che erano soldi suoi, Cinzia invece giura che il denaro lo metteva Flavio. Insomma, chi pagava?
Non è l’unico mistero. Il conto è appoggiato su Farbanca, piccolo istituto telematico bolognese che fa capo alla Popolare di Vicenza con un unico sportello e operatività telefonica, interamente dedicato a farmacisti e professionisti della sanità ai quali fornisce servizi specifici. Perché Divani, un tecnico informatico, ha un conto presso Farbanca? È forse un prestanome? C’entra forse il fatto che la ditta dove lavorava Divani ha collaborato all’informatizzazione delle prenotazioni sanitarie di visite ed esami medici nelle Asl emiliane? È una coincidenza che quell’operazione fu decisa mentre Delbono era in Regione? Che la gestione delle prenotazioni è svolta dalla Cup, società partecipata dalla Regione? E che Delbono ha proposto alla sua ex un lavoro proprio alla Cup?
Poi sono saltati fuori i viaggi di Delbono in Bulgaria. Un Paese che sta molto a cuore all’ex vicepresidente dell’Emilia Romagna. Il quale vi ha compiuto 16 trasferte tra il 2003 e il 2008, tre viaggi l’anno, tutti a spese dell’ente pubblico. La Regione a Sofia ha un ufficio retto da Aurelio Donati, ex sindaco diessino di Minerbio, fedelissimo del primo cittadino di Bologna. Ma Delbono in Bulgaria ha fatto soprattutto investimenti immobiliari non meglio precisati. «Sono cose sue personali, sulle quali ha pagato le tasse e fatto tutto in modo regolare», dice l’avvocato Paolo Trombetti, il legale del sindaco. Il quale verrà sentito a breve dai pm Plazzi e Serpi.
Minacce e ricatti, sesso e soldi, incarichi pubblici e fatti personali: ecco il Cinzia-Gate. Così personali che ieri l’edizione bolognese di Repubblica ha dovuto ammettere: «Ora il privato non è più tale». Il Pd è preoccupatissimo. Ieri sera lo scandalo è stato al centro dell’esecutivo provinciale del partito. Il segretario Andrea De Maria ha usato un argomento berlusconiano per difendere il suo sindaco: «È stato eletto dal popolo, è legittimato a governare, lasciatelo lavorare».
I vertici tra capigruppo della maggioranza si susseguono. Di dimissioni nessuno vuole parlare, ma tra i dirigenti sale la paura: «Se la Cracchi ha le prove di quanto dice, per noi è finita», si mormora nel Pd. Su Facebook si scatenano i militanti. Cominciano a invocare il capogruppo pd in Comune, Maurizio Cevenini: «Cev, il nostro sindaco devi essere tu», «Già pregusto uno scontro Cevenini-Raisi...», scrivono sulla sua bacheca. E la prospettiva non è certo quella di aspettare quattro anni.
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