Vince al Superenalotto: divide tutto con gli operai Come li spenderesti?

I dipendenti dell’azienda gli donano una schedina. L'imprenditore fa 5+1 e vince 963mila euro: divide coi lavoratori. Partecipa al forum: quali sogni realizzeresti con una vincita milionaria?

Vince al Superenalotto: 
divide tutto con gli operai 
Come li spenderesti?

Stiamo discutendo molto se il Superenalotto sia immorale, ma un piccolo imprenditore del profondo Nord ha trovato il modo perfetto per dimostrare invece quanto questa manìa nazionale possa diventare morale, umana, nobile. Persino commovente. Senza discutere molto, con un semplice gesto.

L'uomo, un 38enne di Seregno, ovviamente copertissimo dall'anonimato, conduce in proprio una piccola azienda a Turbigo. Il mese scorso, in occasione del suo compleanno, si è ritrovato sul tavolo il singolare regalo dei suoi sette dipendenti: una schedina del superenalotto, acquistata in un locale di Settimo Milanese. «Se ti capita di vincere qualcosa - gli hanno soltanto detto - ricordati di noi». Era una battuta, niente di più. Tra di loro, il clima è questo: molto rispetto e una certa armonia. Il datore di lavoro comunque non si è tirato indietro: «Se vinco, mi ricorderò». Perché la vicenda restasse simpaticamente pubblica, il tagliando è rimasto esposto alla bacheca aziendale.

Pensavano tutti a una cena, è andata un po' diversamente. La fortuna qualche volta ama le storie belle, questa volta ha voluto lasciarsi andare. Il datore di lavoro, improvvisamente, si è trovato nelle vesti del «fortunato possessore»: la schedina-regalo del suo compleanno ha centrato una vincita di 963mila euro. Per un imprenditore della sua taglia, di questi tempi, è una cifra imponente. Eppure l'avvenimento non l'ha stordito, o almeno non l'ha stordito fino al punto di dimenticare i suoi lavoratori.

Si pensava tutti ad una cena, il padrone illuminato non ha neppure pensato alla cena. Senza che nessuno gli chiedesse nulla, ha preso la vincita e l'ha divisa per due: 481.500 euro per sé, altrettanti per i dipendenti. Poi ha diviso la parte per sette, quanti sono loro. L'altra mattina, ciascuno s'è trovato un assegno di 68.785 euro. Un mutuo da estinguere, un matrimonio da concludere, un viaggio della vita finalmente possibile. Ma anche tanta riconoscenza per un gesto che nessuno mai dimenticherà.

Poteva dividere tutto per sette. Poteva offrire una pizza. Da un massimo a un minimo, l'imprenditore ha scelto una divisione comunque nobilissima. Si fa presto a dire, ma non è facile rinunciare per pura nobiltà umana a 481.500 euro. Sono molti soldi. Il primo pensiero è ovviamente d'ammirazione per il cuore del personaggio. Il secondo, subito dopo, è invece per il clima delle relazioni aziendali che per tanti anni si è respirato nel nostro Paese, anni in cui imprenditori e dipendenti hanno diviso soltanto rancori, livori, dissapori. Altro che denaro e momenti lieti.

Del resto, la storia non ha stupito nessuno, nel giro di chi conosce bene il protagonista. Il gestore della ricevitoria ne difende l'identità come un sacerdote uscito dal confessionale, ma non esita a svelarne lo spessore umano: «Non dirò il suo nome neppure sotto tortura. Posso solo garantire che è un mio cliente abituale e che è un uomo nobile. È un tipo di parola, ha sempre condiviso tutto con i suoi operai, gioie e dolori del fare impresa. Per chi lo conosce bene, questo suo gesto non ha niente di clamoroso. Era prevedibile. Lui è fatto così: attento al guadagno, ma senza perdere di vista i valori. E la generosità. Per tanti aspetti, a dispetto della sua giovane età, è un imprenditore d'altri tempi».

Anche questa è Italia. Non solo egoismi, cinismi, personalismi. L'unico timore, di fronte a casi simili, è che fra qualche giorno tutto si risolva in uno scherzone, diretta conseguenza del clima vagamente folle creatosi attorno al superenalotto. Una goliardata di Ferragosto. Magari confezionata dallo stimato studio legale di Roma che già ha partorito notizie molto colorate e molto gustose, semplicemente inventate.

Qui però sembra tutto accertato. Ci sono le testimonianze, i conti tornano. I timori e la diffidenza, più che dalle circostanze, dipendono forse da come siamo ridotti noi: alle storie belle degli animi nobili, purtroppo, siamo sempre meno allenati.

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