Volabus, triste biglietto da visita di aeroporto e città in decadenza

(...) ma solo da piazza Acquaverde, cioè da Principe. Sono previste solo due fermate, rigorosamente in salita: la prima a Sampierdarena in via Avio (in corrispondenza dell’Ufficio Inail e soprattutto del «centro commerciale Fiumara», come informano premurose le paline dell’Amt) e la seconda all’altezza della stazione ferroviaria di Cornigliano. Al ritorno, stessa storia: sono previste solo due fermate, rigorosamente in discesa: di nuovo la stazione ferroviaria di Cornigliano e via Pacinotti a Sampierdarena. Capolinea sempre a Principe.
Rassicuro tutti. Non sono impazzito. Questo è un commento e non la newsletter dell’Amt. Ma vale la pena di seguirci, anche sopportando la questione tariffaria: per esempio, sapendo che un biglietto per il Volabus costa 4 euro, che vale 24 ore su tutta la rete Amt e che è possibile acquistarlo a bordo del Volabus, nelle biglietterie Amt e alle emettitrici automatiche. Non nelle edicole e nelle tabaccherie. E non è un particolare. Ora, è chiaro che il metodo più comodo è l’acquisto a bordo. Piccolo particolare: è chiaro che acquistandolo direttamente sul Volabus, nel novanta per cento dei casi, si usa solo per il viaggio sullo stesso pullmino, non per il resto della rete urbana, visto che difficilmente uno che va a prendere l’aereo poi torna di corsa a Genova per sfruttare le sue ventiquattro ore a bordo dell’Amt. Ma è altrettanto chiaro che le altre due possibilità sono quasi un’ipotesi: a Principe, capolinea in partenza, la biglietteria Amt non c’è più. E l’emettitrice automatica, se uno si presenta senza moneta (possibile, non sempre si hanno quattro euro di metallo in tasca), dà massimo tre euro di resto. Ergo, chi ha dieci euro, o si rassegna a rinunciare a tre euro di resto o a rinunciare al biglietto.
Insomma, di solito si fa il biglietto a bordo. Sempre che gli autisti non siano arrabbiati. La scorsa settimana, ad esempio, mi è capitato di prendere il Volabus in un momento di cambio turno degli autisti: il primo, che ha guidato fino a Sampierdarena, se l’è presa inveendo contro una signora americana che non parlava l’italiano ed aveva preso erroneamente la navetta, credendo che portasse in porto e non in aeroporto. La giovane signora era mamma, aveva una carrozzina ed ha chiesto gentilmente di scendere in via di Francia, appena si è resa conto dell’errore. Alla fine è stata accontentata, ma dopo una specie di processo di Norimberga per aver osato salire sul pullman sbagliato.
E cambiando l’ordine degli autisti, in una specie di proprietà transitiva della maleducazione, non è andata meglio a una signora che in via Avio chiedeva informazioni dal marciapiede all’autista. Niente da fare. Si è vista sbattere in faccia la porta.
Evidentemente, sono stato particolarmente sfortunato, facendo due su due di autisti maleducati. E ci tengo a precisare di non voler generalizzare: mi muovo sempre con i mezzi pubblici - perchè penso che siano la migliore scuola di giornalismo esistente in natura - e la stragrande maggioranza degli autisti sono gentili ed educati. Non la totalità, però.
Tutto qui. Non aggiungo altro. Non servono commenti. Ho raccontato questa storiella perchè in queste settimane si è parlato moltissimo - e io sono d’accordo - di potenziamento dell’aeroporto, di rilancio della struttura e del Colombo come volano di sviluppo per Genova. E, in qualsiasi città occidentale, in qualsiasi aeroporto del mondo, è noto che i collegamenti con i mezzi pubblici sono l’abc del buon funzionamento.
Ma se il Volabus fosse invece la triste metafora di Genova?
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