Per la prima volta al Pirellone va in scena «la Pupa e la Trota»

MilanoIl debutto in politica della pupa e della Trota. Sarebbe bello poter dire della «pupa e il secchione» ma, viste le performance di Bossi jr sui banchi di scuola, non è proprio il caso. Tra i banchi della politica però, rilancia lui, «dimostrerò quello che valgo». Durante il primo giorno di consiglio regionale in Lombardia i riflettori sono puntati tutti su loro due: i più giovani e i più chiacchierati della squadra di Roberto Formigoni.
Renzo Bossi, il figlio del Senatùr, e Nicole Minetti, la bella igienista dentale eletta col Pdl. Completo scuro e fazzoletto verde lui, camicetta immacolata abbottonata fino al collo lei, a scanso di equivoci e voci maliziose. Ventun anni lui e venticinque lei. Propositivo e con le idee ben chiare lui, celata dietro a un «no comment» lei, che all’uscita dall’aula del Pirellone respinge i giornalisti come una diva. Senza nemmeno rispondere alla più facile e classica delle domande: «Sei emozionata?». Basterebbe accennare un sì con la testa, giusto per cordialità. Niente, una sua assistente, in perfetto stile body guard, la aiuta a sgusciare via dalla folla, nemmeno fosse attorniata dai fan scalpitanti come ai tempi da show girl. Per sentire cosa ha da dire e per conoscerla bisognerà aspettare ancora. La giovane consigliera infatti non ha nemmeno affrontato la campagna elettorale, ma è stata direttamente inserita nel listino blindato del presidente.
Tutti buttano gli occhi sull’avvenente new entry. Ma l’unico a lasciarsi andare a un commento è Bossi jr (buon sangue non mente): «Se Nicole è tanto intelligente quanto bella, faremo grandi cose». Per cominciare, eccoli Renzo e Nicole, fianco a fianco per il primo ruolo istituzionale tra i banconi dell’aula: in qualità di consiglieri più giovani, tocca a loro fare da segretari nelle votazioni per eleggere l’ufficio di presidenza. Lei, con il microfono in mano, chiama uno a uno i nuovi colleghi in ordine alfabetico per invitarli a votare. Lui spunta i nomi dall’elenco, verificando chi si dirige all’urna e chi si astiene.
La giovane Trota, coccolata dai compagni leghisti a suon di pacche sulla spalle, sembra sentirsi a suo agio. «Mio padre mi dice di studiare e correre, ed è quello che sto facendo». Renzo in consiglio sarà in due commissioni (Bilancio e Affari istituzionali) ma gli impegni politici non lo allontaneranno dal suo ruolo di team manager della nazionale di calcio padana che all’inizio di giugno sarà impegnata nei campionati mondiali dei popoli a Gozo, a Malta.
Cita Jfk, Bossi jr («puoi anche non interessarti alla politica, sarà la politica a interessarsi di te») e snobba il denaro. Tanto da voler devolvere parte del suo stipendio da diecimila euro al partito, come fanno tutti i leghisti: «Ho compilato tutti i moduli - spiega - tranne quelli per l’accredito in banca. Non è quello il mio interesse. Sono qui perché ho ereditato la passione della politica da papà». Quella politica che ha respirato fin da piccolo tra le mura della casa di Gemonio e i raduni padani a Pontida.
Tra gli obiettivi che il leghista ventunenne si pone ci sono il federalismo, cavallo di battaglia del Carroccio, e i giovani, che intende rappresentare con proposte e progetti. Ciò che saprà fare lo si vedrà nei prossimi mesi. Quel che è certo è che il suo operato sarà uno dei più osservati, se non altro in virtù del cognome che porta. Intanto Renzo fa le prove generali da consigliere e non si tira indietro alle domande dei giornalisti che gli chiedono un commento sui clandestini, dopo le affermazioni dell’altro giorno del sindaco di Milano, Letizia Moratti («i clandestini normalmente delinquono»): «Se si viene da clandestini - risponde lui - magari qualcosa da nascondere c’è. E comunque su questo argomento mi sembra che il ministro Maroni sia stato chiaro». Nessun commento invece sul Pd, che avrebbe voluto cominciare la prima seduta di consiglio regionale eseguendo l’inno di Mameli, in «onore» del pienone di leghisti tra i banchi.

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