A volte ritornano: il «Sessantotto», dal mito delle origini all’ipocrisia

A volte ritornano. E’ quel che si può dire assistendo a questo «Nel 1968 vestita di voiles e chiffons», in scena al Teatro della Memoria di via Cucchiari 4 fino al 14 dicembre.
Ed è il ’68 che rifiuta la violenza fisica o verbale per ritrovare lo spirito della prima ora, quando la maggioranza degli studenti manifestava in maniera spontanea e non organizzata, contestando ogni forma di autoritarismo e dipendenza da uno o più leader, capi, capetti ed aspiranti ideologhi . «Quel» Sessantotto non è durato a lungo ma in fondo resta ancora oggi il punto di partenza del mito.
Ma quei ragazzi com’erano ? Così impegnati e seriosi come ce li hanno più volte descritti ? Ed oggi come sono, cosa conservano della spontaneità e della purezza di quegli anni?
Eugéne Ionesco l’aveva predetto guardando sfilare gli studenti parigini del Maggio ’68: «tra vent’anni sarete tutti notai».
Ha avuto solo il torto di essere stato un po’ troppo ottimista. Molti infatti, almeno in Italia, non si limitano oggi a fare i notai ma sono diventati essi stessi baroni universitari, scrittori di successo, parlamentari in servizio permanente effettivo o in pensione, giornalisti, commentatori televisivi... In generale si può dire che oggi questi ex-sessantottini di successo hanno effettivamente coronato, come auspicato da Rudi Dutscke, una sorta di «lunga marcia» attraverso le istituzioni che li ha portati ad inserirsi come topi nel formaggio all’interno delle più disparate posizioni di potere del «sistema» e dell’odiato Stato Borghese.

Non tutti, naturalmente. Ci sono anche i «reduci» che in questa rivoluzione simulata hanno perso tutto o quasi e che se non si sono ridotti a vendere collanine (come ironizzava Giorgio Gaber) poco ci manca. (Info 02-3136663).

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