Non sono solo gli occhiali: lì dentro si vede il futuro. Letteralmente, visto che gli AI Glasses di Meta li abbiamo provati nella loro ultima generazione, i Meta Ray-Ban Display. Prodotti con Essilor Luxottica, per il momento sono in vendita negli Stati Uniti. Markus Reinisch, Vicepresidente Public Policy per l’Europa dell’azienda, ha spiegato in un’intervista pubblicata da Moneta tutti gli attuali problemi di regolamentazione UE per una loro completa implementazione in Europa. Sul ilgiornale.it racconta in esclusiva cosa dobbiamo aspettarci: noi consumatori che potremmo indossarli e noi utenti che ormai siamo entrati nel mondo dominato dall’intelligenza artificiale.
Negli ultimi mesi si è parlato molto degli AI Glasses: cosa rappresentano per Meta?
“Un passo in avanti verso una tecnologia che non si limita a farci fare di più, ma che ci aiuta a essere di più. Un dispositivo che vuole sostituire, un giorno, lo smartphone, perché più naturale da utilizzare”.
Come sarà possibile?
“Gli AI Glasses sono ancora giovani, ma già oggi mostrano quanto possano cambiare la vita delle persone. E penso in particolare al mondo della disabilità: persone con problemi di vista, di udito o con mobilità ridotta potrebbero riscoprire una libertà che credevano perduta”.
Qualche esempio concreto?
“Ho una storia che mi colpisce da vicino e che porto nel cuore: un mio vicino di casa, un uomo di 64 anni, ha iniziato a perdere la vista qualche settimana fa. Da un giorno all’altro. Era una persona sportiva, sempre in movimento. Puoi immaginare quanto sia stato devastante”.
Terribile, in effetti.
“Ho deciso di regalargli un paio dei nostri occhiali e la sua vita è cambiata completamente. Non può più guidare, però può tornare a muoversi da solo. Va in stazione, guarda il tabellone, scatta una foto e gli occhiali gli dicono: “Il prossimo treno è tra cinque minuti dal binario quattro”. Può ascoltare i messaggi che non riesce più a leggere. Sono piccole cose, ma che per lui significano il mondo. Vederlo ritrovare la voglia di uscire di casa, di tornare indipendente, è qualcosa che mi emoziona ogni volta”
E’ il volto umano dell’IA.
“Assolutamente sì, ed è quello su cui stiamo lavorando in Meta. Crediamo che l’intelligenza artificiale non debba solo renderci più produttivi, ma più umani. Dovrebbe aiutarci a comunicare meglio, a comprendere di più, a superare barriere”.
Anche linguistiche.
“Esatto. Immaginate di poter parlare una lingua che non conoscete per connettervi davvero con un’altra persona: questo è potenziare l’essere umano. Non è un concetto tecnico, è un concetto emotivo. È la differenza tra “fare di più” e “essere di più””.
Quindi la vera innovazione non è solo software o hardware, ma è il legame tra i due.
“Proprio così: il vero superpotere nasce quando l’hardware e l’intelligenza artificiale si uniscono per creare esperienze che ci migliorano. Gli occhiali possono sembrare solo un accessorio, ma diventano una finestra su un mondo accessibile e comprensibile”
Si può dire empatico?
“E’ la parola giusta. Non è una questione di megapixel o di potenza di calcolo, ma di umanità. E se la tecnologia riesce a restituire dignità, sicurezza e speranza, allora ha davvero senso”.
Che ruolo avrà Meta in questo percorso?
“Noi crediamo in questo futuro con convinzione. Investiamo molto nell’IA, ma con un obiettivo chiaro: usarla per migliorare il modo in cui ci relazioniamo. Vogliamo costruire strumenti che amplifichino il lato migliore delle persone. Non per sostituirle, ma per accompagnarle.
Possiamo essere ottimisti, insomma.
“Io lo sono”.