Lascia il lavoro per giocare a Pokémon Go

Tom Currie, un 25enne neozelandese, ha deciso di girare il suo Paese in cerca dei protagonisti del gioco Pokémon Go

Lascia il lavoro per giocare a Pokémon Go. La drastica decisione è stata presa dal 25enne Tom Currie che ha deciso di girare la Nuova Zelanda alla ricerca dei mostriciattoli.

Intervistato da Newshub ha raccontato di aver lasciato il lavoro all'Hibiscus Coast, un bar di Auckland, per girare il suo Paese guidato dal GPS che aiuta a rintracciare gli esserini digitali, protagonisti del gioco del momento che sta facendo impazzire il mondo. I genitori sembrano aver preso bene la decisione del figlio e, anzi, hanno deciso di aiutarlo economicamente. ''Ho ricevuto auguri da America, Ireland, Canada, India e Nepal” attraverso i social network, ha detto Tom che finora ha fatto 50 km ed è arrivato al livello 20. Ha prenotato tutti i passaggi in bus per il suo viaggio ''on the road'', con ben 700 Pokémon già catturati. Un'impresa a tempo pieno, ma sembra sua meglio restare in spiaggia, in attesa di acchiapparne qualcuno sullo smartphone, che sgobbare dietro al bancone di un cafè.

Commenti

cgf

Lun, 18/07/2016 - 08:38

Tutto questo ha un nome preciso I.A.D. Internet Addiction Disorder. È un disturbo ossessivo-compulsivo, crea persone dipendenti da chat, gioco [anche d'azzardo], aste, pornografia, etc etc dipendenze che esisterebbero indipendentemente dalla presenza o meno di Internet, dove il bisogno di un contatto sociale accresce il desiderio di rimanere in uno stato di vita virtuale dove è più facile mettersi in mostra, essere considerati per ciò che si crede piuttosto che quel che si è, ciò facendo si aumenta la propria autostima. Questi soggetti andrebbero aiutati [non certo come i genitori di Tom Currie] perché nel reale faticano molto non solo a relazionarsi ma accettarsi, è previsto che la I.A.D. sarà una piaga sociale dei prossimi decenni.

Fjr

Lun, 18/07/2016 - 09:45

CGF , la ringrazio per la precisazione, non sapevo avesse un nome, ma per quelli che su FB ad esempio postano sempre i piatti che mangiano, o cuoricini ciaoni etc etc, c'è una definizione ?

Beaufou

Lun, 18/07/2016 - 10:18

Fjr: una definizione certificata dalla Crusca ancora non c'è, ma non sbaglia di molto se li chiama "idioti", definizione che ha fra l'altro il vantaggio di essere comprensibile a tutti...Ahahah. Saluti.

cgf

Lun, 18/07/2016 - 11:09

@Fjr già risposto ** il bisogno di un contatto sociale accresce il desiderio di rimanere in uno stato di vita virtuale dove è più facile mettersi in mostra, essere considerati..... ** In Italiano la può trovare chiamata Bulimia da Tastiera e comprende anche la sindrome della pagina bianca, impulso irrefrenabile di voler raccontare qualcosa. È soprattutto incapacità di relazionarsi/confrontarsi direttamente vis-à-vis con l'altro, molti lo fanno solo perché costretti da rapporti di lavoro. Spesso non si conosce chi abita sopra o sotto al nostro pianerottolo, ma si pretende di conoscere benissimo chi sta dall'altra parte del mondo. A Tom interessa più ricevere auguri da America, Ireland, Canada e Nepal ed è orgoglioso di essere arrivato al livello 20, io alla sua età ero felice non per aver catturato 700 Pokémon, ma per molto meno di 700... ha capito vero? meno male che non sono rimasto solo io a pensarla così.

idleproc

Lun, 18/07/2016 - 11:26

Tranquilli. Serve solo per il controllo remoto e degli spostamenti degli Zombies. Gli piazzi qualcosa di virtuale che li attiri e li raggrumi lì. Ne puoi studiare anche il comportamento e l'interazione sociale zombiesca. Non sono particolarmente aggressivi a questo stadio di zombizzazione.

marygio

Lun, 18/07/2016 - 11:53

ma quanti sono i deficienti a piede libero? poveri sfigati

cgf

Lun, 18/07/2016 - 12:26

Gli amici, la rete, la connessione.... sembra che sia normale essere così! beh.. fin da bambini si è messi davanti un TV/PC per farci stare buoni anziché correre con i coetanei i quali diverranno spesso veri amici nella vita. Chi è cresciuto tra TV/Consolle/PC, corso di nuoto, corso di basket, di inglese, etc etc [l'agenda di un bambino oggi è molto fitta], nonostante innumerevoli 'consigli' trova sfogo sui socials o chat(tweet è + fAigo), altri amano scrivere blogs e qui la sindrome della pagina bianca è più acuta, mai però come per i più 'intellettuali', pubblicare un PROPRIO libro è accessibile a tanti grazie anche al self-publishing, solo su ilmiolibro it e solo negli ultimi 8 anni sono stati pubblicati oltre 100mila libri, la maggior parte di essi però non hanno venduto più di 50 copie (amici/parenti e forse tutte copie regalate), a repubblica poco importa, il business lo fa già pubblicandolo a spese dell'autore, se vende è solo meglio.

Fjr

Lun, 18/07/2016 - 12:59

Grazie a tutti per i commenti, adesso mi sento meno solo , una birra gratis virtuale a tutti ,noi bikers normalmente la offriamo anche solo per un saluto, voi coi commenti ve la siete straguadagnata