Zac affonda con il Parma Gli ultrà affondano la Juve

Finale di stagione da incubo. Il terzo gol degli emiliani è una gag con protagonista la difesa della nazionale. Lo stadio aspetta Agnelli

Zac affonda con il Parma Gli ultrà affondano la Juve

Undici anni orsono la Juventus fu travolta in casa dal Parma. Marcello Lippi si presentò in sala stampa, dopo breve consulto con la famosa triade (Chiusano-Giraudo-Moggi, era presente anche Bettega): «Se il problema sono io me ne vado». Undici anni dopo, la Juventus ha riperso con il Parma e Alberto Zaccheroni ha provato a guardarsi alle spalle, risultava tra i presenti il solo Bettega e allora l’ha buttata sul solito ritornello: «Questa squadra ha un potenziale superiore alla classifica, mi rode non aver raggiunto l’obiettivo della champions o della partecipazione diretta all’europaleague, mi rode, quanto mi rode».

Il roditore di Meldola non ha rassegnato le dimissioni, a una giornata dal termine sarebbe stato, e sarebbe ancora, ridicolo e inutile. Lui non è certo il colpevole di questa stagione bislacca, non resterà traccia del suo lavoro, così come quello di Ferrara; i responsabili principali vanno ricercati tra i calciatori e il gruppo di dirigenti che, dopo le promesse e le premesse, si è nascosto dentro il canneto, offrendo al popolo juventino l’icona di Andrea Agnelli. Nel popolo juventino comandano, da un po’ di tempo, i delinquenti che tengono sotto schiaffo il club e i giocatori. Anche ieri pomeriggio hanno deciso che era arrivata l’ora di farsi riconoscere, sono gli stessi di ieri, saranno gli stessi di domani, mentre Moggi e Girando sono stati messi all’indice dalla giustizia sportiva, questi hooligans della bagna caoda continuano a circolare a piede libero, Torino è una discarica ideale, lo sanno anche i quartieri granata.

Questo finale di film della Juventus non ha e non può avere giustificazioni, il terzo gol segnato dal Parma ha riunito in una gag irresistibile i tre difensori della nazionale campione del mondo, Cannavaro-Buffon-Grosso, mandati a stendere, letteralmente, dal ventiduenne parigino Jonathan Biabiany. Sarà stata una combinazione? Non credo. È piuttosto il segnale che a Torino non si può più vivere di ricordi e di nostalgie, non è servita la lezione della Fiat, rimessa in vita da Marchionne e non dai reduci e privilegiati dell’era Agnelli. Il settimo posto in classifica è dunque un risultato grandioso, considerati la competenza, l’astuzia e il coraggio di chi ha guidato questo gruppo. In campo e in sede. Oggi Andrea Agnelli dovrebbe assumere l’incarico di presidente (ma forse slitta tutto al 17). Se il futuro della Juventus dipenderà esclusivamente dalle sue scelte allora la cronaca potrà diventare storia. Se invece dovrà gestire il progetto tecnico e imprenditoriale altrui, allora il futuro è già passato.

Commenti