Zapater, dalla Spagna l’ultima figurina dei giochi Preziosi

GenovaÈ arrivato in estate in punta di piedi, snobbato dai tifosi che, invece, aspettavano con trepidazione l’argentino Palacio. Gli sono bastate un paio di partite per far infiammare i cuori della gradinata Nord che giovedì sera, alla fine della gara di Europa League con lo Slavia Praga, l’ha incoronato a suon di cori come nuovo idolo di Marassi. Alberto Zapater, 24 anni da Saragozza, è uno dei trascinatori del Genoa spettacolo che sta sorprendendo l’Italia calcistica tra campionato ed Europa. È l’ennesimo colpo di Enrico Preziosi che, a fine luglio, l’ha strappato alla concorrenza della Fiorentina: il ds viola Pantaleo Corvino era ad un passo dal rilevare il suo cartellino, poi è arrivato il Genoa con le chiamate dell’amico Diego Alberto Milito per convincerlo che i caruggi erano un luogo più adatto a lui rispetto a piazza della Signoria.
Lui si è fidato e Preziosi l’ha portato a casa versando 4,5 milioni nelle casse del club spagnolo. Nato il 13 giugno del 1985, ancora giovanissimo ma già nelle ultime due stagioni capitano del Real Saragozza, squadra con la quale si è consacrato al calcio negli ultimi cinque campionati. Dall’Europa alla seconda divisione spagnola, il centrocampista avrebbe potuto lasciare il club che lo ha formato, ma è rimasto e ha preso le redini della squadra riportandola in Liga. È stato nazionale Under 20 e Under 21 della Spagna, sogna i mondiali e il suo temperamento in campo gli è valso il soprannome di Toro, che gli è stato affibbiato nientemeno che da Diego Armando Maradona.
Un colpo in stile Genoa, con Gasperini che si sta godendo le sue parabole su calcio di punizione. Il fatto strano è che nessuno si aspettava stoccate così da lui che, in carriera, prima di arrivare in Italia, in 177 partite ha realizzato 5 gol, di cui solo uno su calcio piazzato. Con la maglia rossoblù eccolo nel ruolo di novello Zico: in quattro partite due reti su punizione (Roma e Slavia Praga) fondamentali per la cavalcata d’inizio stagione. «Non ho mai segnato su punizione perché non le ho mai tirate - racconta da Valletta Cambiaso, quartier generale del tennis genovese dove in questi giorni si disputa la coppa Davis -. Al Saragozza avevo davanti sempre qualcuno più bravo di me a calciarle: devo dire grazie a Milanetto e ai nuovi compagni che mi hanno visto in allenamento e hanno capito che ci sapevo fare con i tiri da fermo».
Eccolo, l’improvvisato specialista delle punizioni. Un ragazzo riservato che sta lentamente imparando l’italiano ed è entrato a pieno titolo nel pianeta Genoa. Dopo la gara di giovedì ha ammesso che la nuova tifoseria lo sta stimolando: «Vedere i tifosi, l’entusiamo che hanno, la forza con cui seguono le nostre partite è il più grande incentivo che un calciatore possa avere», racconta il centrocampista del Grifone accompagnato in Italia da genitori e zii. Ha preso casa a Quarto (nel levante genovese) e aspetta che in ottobre la fidanzata lo raggiunga. Sta entrando nel cuore della gente per la sua semplicità. Lo vedono spesso passeggiare nel centro di Genova ed è già stato mattatore di alcune iniziative benefiche organizzate dalla società. Vive la città e la dimostrazione si è avuta ieri quando si è presentato ad assistere ad Italia-Svizzera nel quartiere di Albaro: «Da bambino ero un giocatore di tennis, avevo un campo vicino a casa e mi divertivo con la racchetta - spiega il Toro -. Rimango un appassionato e mi piaceva l’idea di vedere dal vivo Federer: lui è per il tennis quello che Maradona è stato per il calcio». Ma vive anche con i suoi compagni e con lo staff rossoblù, più affiatato che mai. Ieri, all’ora di pranzo, si è presentato al campo di allenamento di Pegli con tortillas cucinate dalla mamma per tutti i compagni. Che hanno gradito, quasi come un gol su punizione. Sempre roba per palati fini.