La gip e quei rapporti "particolari" al Csm

La denuncia contro la giudice coinvolta nel caso Agcom-Berlusconi: "Mi diceva che era protetta da certi colleghi..."

nostro inviato a Trani

La relazione intima tra due magistrati di Trani finita letteralmente a cazzotti e carte bollate davanti al Csm offre un ulteriore retroscena inedito dopo quello che ha disvelato particolari inquietanti sul caso delle intercettazioni a Berlusconi nel procedimento Agcom-Annozero (di cui abbiamo parlato ieri). Una trama che porta dritto a quel Palazzo dei Marescialli che alla fine di una rapida istruttoria ha trasferito la gip Maria Grazia Caserta in provincia di Matera senza tenere conto delle sollecitazioni della procura generale presso la Suprema Corte che alla semplice lettura degli atti depositati dal denunciante ferito (il giudice Michele Nardi) aveva sollecitato iniziative durissime: la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori ruolo organico.
Per la più alta procura d’Italia, insomma, la gip Caserta doveva essere sanzionata più energicamente.

Il Csm ha optato, invece, per il nuovo incarico lontano da Trani, riconoscendo comunque nei comportamenti violenti della gip all’ex amante e ai suoi familiari una «carenza di equilibrio» e «un disdoro per l’immagine della magistratura nella sede dove l’incolpata esercita le funzioni di gip, come emerge anche dalla lettera anonima inviata al presidente del tribunale di Trani» nella quale si raccontano fatti a dir poco sconvolgenti, se confermati da un’inchiesta della procura di Lecce.

Nelle carte che irrobustiscono i fascicoli d’indagine si dà conto di una storia parallela a quella che ha portato alla luce la mail con la quale la gip Caserta, a detta di Nardi, sarebbe stata a conoscenza delle segrete indagini della procura di Trani su Berlusconi (che la stessa avrebbe definito un dittatore). Una vicenda poco o niente approfondita dal Csm, riferita dal giudice Michele Nardi e che, omissata dei nomi dei consiglieri del Csm citati, riportiamo così com’è posto che nessuna delle parti in causa ha accettato di parlarne con Il Giornale. In soldoni. Nel riferire dettagliatamente tutta una serie di violenze e di minacce subite dalla donna-gip, il giudice denunciante fa presente di aver appreso dalla Caserta dei rapporti particolari di un certo tipo che la stessa avrebbe all’interno del Consiglio superiore della magistratura.

E che dunque qualsiasi iniziativa finalizzata a metterla in difficoltà presso la sezione disciplinare non avrebbe portato al risultato sperato da Nardi. «La dottoressa Caserta disse che se solo avessi provato a presentare un esposto al Csm contro di lei per tutto quello che mi aveva combinato, tutto si sarebbe ritorto contro il sottoscritto per via delle sue particolari amicizie. La Caserta - continua Nardi nella memoria - si sente così vicina a certi componenti del Csm, che a suo dire le coprirebbero le spalle, che parla dell’organo di autogoverno della magistratura come se ne facesse parte integrante». Per spiegarsi meglio Nardi riporta alcuni sms della Caserta, tra cui uno del 21 agosto 2011: «Sei un patetico coglione che non conosce il funzionamento delle istituzioni. Abbiamo altro a cui pensare al Csm, con le tue denunce ci faremo due risate». E ancora, sempre a leggere dalla memoria: «Una volta la Caserta mi minacciò di rovinarmi la carriera se solo mi fossi rivolto al Csm mostrandomi un messaggio, ma sarebbe meglio dire sbattendomi sotto gli occhi un sms, che lei asseriva esserle stato inviato dal consigliere (...)».

Pur specificando nero su bianco che a suo avviso l’ex amante, con riferimento ai presunti rapporti «particolari», «millantava credito presso consiglieri del Csm», Nardi non tralascia nulla. Riferisce tutto. Fa nomi e cognomi di illustri componenti di Palazzo dei Marescialli in strettissimo contatto con la donna perché fu la stessa a fargliene menzione. Osserva come un simile atteggiamento era assolutamente mirato non tanto a ingelosirlo quanto a «indurmi uno stato d’ansia e di paura costanti». E che tale modo di fare oltre a essere «uno strumento di pressione e di minaccia utilizzata contro il sottoscritto, sottolinea la scorrettezza e la mancanza di eticità della dottoressa Caserta».

Entrare nei dettagli di altre delicatissime situazioni che hanno portato, ad esempio, all’allontanamento di un ufficiale dei carabinieri, ci pare obiettivamente fuori luogo. Così come non meritano particolari attenzioni i riferimenti ai pettegolezzi, contenuti nella memoria di Nardi e in un esposto anonimo girato al Csm, riferiti all’esistenza di presunti, improbabili, scottanti video hard.
(2 - fine. Ha collaborato Simone di Meo)

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