Primarie record, Sala rilancia «Valorizzate la mia squadra»

Dopo l'affluenza massiccia il sindaco parla di modello Milano che può diventare la «culla» della ripartenza

Maria Teresa Santaguida

L'ultimo seggio ha chiuso intorno a mezzanotte, perché i votanti erano troppi: 1091: è stata quella allestita in una cooperativa di via Washington la sezione elettorale per le primarie del Partito democratico che ha registrato la maggiore affluenza a Milano. Nell'area metropolitana invece ad essere preso d'assalto è stato il circolo di San Donato, dove sono andate a votare 1334 persone. Quasi dappertutto la percentuale ottenuta da Nicola Zingaretti ha superato il 60%, in linea con il dato nazionale; con alcune eccezioni, come il seggio di Piazzale Gorini, che lo ha decretato segretario con la maggioranza quasi bulgara dell'81%. In nessun caso ha sfondato il renziano Roberto Giachetti. Una curiosità: al Bar Salvini dell'omonima via Zingaretti ha ottenuto un ragguardevole 73%, mentre Giachetti è andato meglio di Maurizio Martina arrivando al 15,2. Quasi 8mila le persone nuove raggiunte da questa edizione delle primarie dem a Milano: se nel 2017 erano state 88mila quelle che hanno deciso di barrare la scheda per scegliere il segretario, quest'anno sono state 96.874.

Il clima in via Lepetit è positivo nel «day after» della domenica che ha mobilitato 1,7 milioni di elettori in Italia: «Persone in carne ed ossa, che hanno dedicato tempo e donato 2 euro» precisa la segretaria dem di Milano metropolitana, Silvia Roggiani. «Solo in città abbiamo avuto 53.316 votanti, praticamente quanto i partecipanti alla consultazione sulla piattaforma Rousseau (riguardo alla vicenda Diciotti, ndr.), solo che quelli non dovevano nemmeno uscire di casa», aggiunge, ironica.

E' una però adesso la considerazione da fare se si vuole capitalizzare questa partecipazione: se gli iscritti al Pd nel capoluogo lombardo sono circa 10mila, vuol dire che i «primaristi» sono almeno dieci volte tanto. Da dove provengono? Chi sono? Perché hanno votato? Come portarli anche alle urne, quelle «vere»?

Secondo la deputata milanese Lia Quartapelle quello delle primarie è un «elettorato eterogeneo: dai frequentatori dell'oratorio, a chi 10 anni fa votava centrodestra e nel corso del tempo si è avvicinato a noi, dagli elettori storici che non vedevamo più da tanto tempo» ai neogrillini pentiti e tornati all'ovile, tutti «accomunati dalla preoccupazione su quello che questo Governo sta facendo e sull'odio strisciante che sta cavalcando». C'è la signora di 90anni «venuta in autobus con la sua badante, preoccupata per il ritorno della dittatura» e «il volontario 18enne che pretende risposte sull'Europa e sull'ambiente». Il risultato di ieri, secondo la parlamentare è possibile «perché sta emergendo la profonda crisi dei 5stelle». Le persone «vogliono un'opposizione chiara» e «quella parlamentare non basta, bisogna riattivarla nella società». Basterà da sola però quella del Pd? A profilarsi, secondo questa analisi, è un ritorno al bipolarismo, che si scontra con il nodo gordiano di un centrodestra moderato alleato alla Lega nelle regioni, e in minoranza a Roma. C'à poi un altro punto su cui il neosegretario Zingaretti dovrà lavorare. E si chiama Milano. La «culla» della ripartenza, secondo quanto ribadito anche dal sindaco Giuseppe Sala: «Mi aspetto la valorizzazione delle capacità politiche che abbiamo: non mi riferisco a me, ma alla mia squadra».

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