È una domenica di febbraio e perfino il sole sembra freddo. Le acque del Garda sono di un blu profondo e a Salò i turisti tedeschi si illudono che il virus si sia preso una giornata di riposo.
Il covid ci ha fatto conoscere i nostri figli. Ahinoi, verrebbe da dire certi giorni meno buoni.
Per me, nato nel 1929, lockdown vuol dire coprifuoco durante l'occupazione tedesca
Cluster, tampone, immunità, indice di trasmissione, coronavirus. Parole semisconosciute o inusuali si sono rincorse quotidianamente in 12 mesi di pandemia.
I numeri, perfino le statistiche, se li si guarda con attenzione e con rispetto, possono raccontare storie, di dolore o a volte di speranza.
Ognuno ha il suo principio della storia. Il mio è la telefonata di un vicedirettore che mi chiede: "Vai a Codogno?".
Partiamo dall'ottimismo: la sciagura del Covid porterà anche qualcosa di buono alla cultura. In tutto il mondo scrittori, pittori, registi, architetti, studiosi, artisti di ogni genere e importanza sono chiusi in casa da un anno
Si può essere eroi controvoglia. Ma contro il destino inutile avere un alibi. "Se qualcuno mi dicesse: firma e quel giorno eri da un altra arte, lo farei all'istante".
Il corpo di Maestri Mattia è stato il corpo di tutti noi, per diversi giorni. Certo, c'era lui a combattere nella rianimazione dell'ospedale di Codogno (Codogno dove?), mica noi.
Codogno (Lodi). Le foto raccontano più delle parole. Più dei discorsi che pure grondano in questi giorni di anniversario e celebrazioni. La fila, insieme rassegnata e fremente, è lunghissima.