Il lockdown come nel '44 ma con il pc

Per me, nato nel 1929, lockdown vuol dire coprifuoco durante l'occupazione tedesca

Per me, nato nel 1929, lockdown vuol dire coprifuoco, evoca Sondrio, durante l'occupazione tedesca, quando il mattino andavamo a scuola, e la sera, appena finita la cena, con il pane nero della tessera, io andavo in bicicletta a pochi chilometri di distanza in collina a prendere una bottiglia di latte appena munto in un piccolo podere. Il latte serviva per la colazione del mattino per me, i due fratelli, la mamma. Quel che rimaneva andava in cucina. Il papà beveva il caffè di Karkadè.

Ora sono chiuso in casa da solo, nel mio grande appartamento in Corso Francia 7. Mia moglie Carmen mi ha lasciato, qualche anno fa, con un sorriso: ho potuto portarle i fiori al cimitero, con mio figlio, solo il giorno dei Morti, perché lui abita a Milano. La visita che mi faceva spesso con la figlia Benedetta a fine settimana, è vietata. Lo sento per telefono ogni sera per lo scambio di notizie. La mia colazione del mattino è solo una tisana di Karkadè senza zucchero: non voglio ingrassare, come altre persone, rese ansiose, dalla carenza dei rapporti interpersonali, dai cambi di divieti, dai pareri divergenti degli esperti di sanità, dal rischio perdere lavoro e altri redditi. Io non ho ansie, perché, come prima, passo gran parte del tempo al computer scrivendo, leggendo e navigando e con scambi telefonici. Ora faccio video conferenze. La sera non posso andare ai bar vicini perché sono chiusi. Non posso andare a Milano a trovare la famiglia di mio figlio. Non posso andare a Roma. Così, se non sto attento, rischio di ingrassare. Invece a Sondrio nel lockdown del '44-45 dimagrivo. Ma in casa, allora ero con la famiglia, a colazione, pranzo e cena e spesso dopo la scuola e a fine settimana stavo con gli amici. Di inverno andavamo a sciare sulla collina di Albosaggia, partendo da casa con gli sci. In primavera e d'estate al fiume Adda, quando le sirene non indicavano il rischio di aerei «nemici». Ora niente gite invernali. Solo due mesi d'estate, a Rapallo, nella mia casa sulla collina, o giù al bar, con la mascherina e soltanto dove era permesso. L'11 febbraio, giorno del mio compleanno, la sera del 2021, l'ho festeggiato quasi solo. Sul grande tavolo del soggiorno c'erano una sfiziosa «finanziera» di frattaglie, un secondo di carne piemontese, dolci portati da una antica «piola». C'era una magnifica torta di compleanno. Ma ero pieno di messaggi di auguri. Mi sono sentito felice, come quando andavamo in collina sopra Torino a festeggiarlo, con Carmen, Stefano e la famiglia.

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