I nostri figli (ri)scoperti nelle difficoltà

Il covid ci ha fatto conoscere i nostri figli. Ahinoi, verrebbe da dire certi giorni meno buoni.

«Bro, fra, lagga, arena, clappo easy, crashato...» raffiche di parole che non articolano alcun concetto. Escono da mesi dalle stanze bunker dei nostri figli assieme al rumore delle ventole dei computer, come in certi film americani su hacker occhialuti e acneici barricati nei seminterrati mentre, da dietro lo schermo di un pc, sovvertono l'ordine del mondo. Il covid ci ha fatto conoscere i nostri figli. Ahinoi, verrebbe da dire certi giorni meno buoni. Mesi a stretto contatto con la loro giovinezza testarda, con le loro abitudini ignoranti che si ostinano a chiamare progresso. Abbiamo imparato le cose, spesso incomprensibili, che li portano al centro di loro stessi. Abbiamo imparato come parlano (o non parlano) con gli amici in modalità virtuale, abbiamo capito di chi si invaghiscono, come hanno voglia di vestirsi quando pensano che l'amore non sia nient'altro che sentirsi belli. Abbiamo fatto i conti, ventiquattro ore su ventiquattro, con quel loro tono sempre a un millimetro dal dare ordini. Abbiamo visto per cosa litigano e con quanta facilità facciano pace, abbiamo appreso, non senza stupore, che ci sono professori che adorano e che certi personaggi dei libri faticosamente letti, sono alla fine capaci di esaltarli tanto quanto una skin di Fortnite o il riuscire ad accaparrarsi Kylian Mbappé nella squadra di Fifa 2021. Abbiamo cercato di tradurre come usino gli emoticon per i messaggi sui telefonini, e abbiamo capito che presto, dismetteranno del tutto il linguaggio. Ingordi (e al tempo stesso irrispettosi) come sono di tutte le forme di tecnologia possibile. Abbiamo scoperto che ogni tanto, raramente, rabbiosamente, hanno ancora voglia di mamma, ma mai di confessarne il perché. Abbiamo appreso che hanno una vera fissazione per il cibo d'asporto e che frequentano il sushi tanto quanto il ragù della nonna. Abbiamo scoperto che nei loro sogni (pre e post Covid) c'è un'unica, gigantesca casa nella quale riunire la mamma, il papà, i nonni, la bisnonna, i cani... salvo poi continuare a rimanere chiusi nella stanza bunker collegati agli amici in modalità virtuale. Abbiamo capito di non averli capiti, un sacco di volte. E ci voleva una pandemia mondiale per iniziare a farlo... In questa innaturale convivenza coatta che ci ha nascosto il mondo e svelato i nostri figli. E ciò che di loro siamo stati capaci o incapaci di fare.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 22/02/2021 - 13:08

Tutto giusto in quanto scritto in questo articolo. I miei due figli sono "grandi", sui 50 anni, mentre io sono nato nel 1940, in tempo di guerra. Prego per loro, che evitino i deficienti e leggano il Giornale.