Aborto, assunti medici non obiettori. La Cei accusa: "Diritto negato"

Al San Camillo assunti solo medici non obiettori: "Se rifiutano l'aborto, verranno licenziati". Scoppia la polemica politica. Anche la Cei in campo

Aborto, assunti medici non obiettori. La Cei accusa: "Diritto negato"

La Regione Lazio, prima in Italia, vara un bando riservato esclusivamente a medici non obiettori di coscienza, per garantire l'applicazione piena della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. La notizia, anticipata oggi da Repubblica, riguarda un bando per due ginecologi all'ospedale San Camillo di Roma, che apre due posizioni finalizzate proprio agli interventi d'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg): qualora i medici si dichiarassero poi obiettori, sarebbero passibili di licenziamento. Una decisione che ha scatenato subito il dibattito politico. "La decisione - tuona don Carmine Arice - snatura l'impianto della legge 194 che non aveva l'obiettivo di indurre all'aborto ma prevenirlo".

Nelle prossime settimane, dunque, due medici entreranno a far parte dell'équipe di interruzione volontaria di gravidanza dell'ospedale. Il concorso è stato voluto dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti: "È una cosa giusta garantire alle donne un diritto sancito dalla legge". Lo strappo di Zingaretti, però, ha sollevato un vespaio senza precedenti che ha trovato la Cei, le associaizoni cattoliche e il centrodestra compatti nel denunciare la discriminazione messa in atto contro i medici obiettori. Recentemente il ministero della Saluta, guidato da Beatrice Lorenzin, ha dimostrato che il numero dei medici non obiettori è sufficiente per coprire ampiamente la domanda di interruzioni volontarie di gravidanza. Eppure la regione Lazio è voluta andare oltre. "Tutto questo - commenta la Cei - fa molto dubitare sulla bontà di questo provvedimento". Anche il professore Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell'Associazione medici cattolici italiani, ha parlato di "grave discriminazione".

"Non bisogna esprimere pensieri, ma semplicemente applicare la legge, in cui l'obiezione di coscienza è rispettata nel nostro Paese", ribadisce tra l'altro il ministo Lorenzin: "Quando si fanno le assunzioni e i concorsi, non mi risulta che ci siano dei parametri che vengano richiesti".

Fermamente contrario anche Gian Luigi Gigli, deputato di Democrazia Solidale e presidente del Movimento per la Vita: "La pretesa di bandire presso l'Ospedale San Camillo di Roma posti riservati esclusivamente a ginecologi disponibili a praticare aborti è un insulto alla libertà di coscienza del medico, oltre che un approccio illiberale e anticostituzionale al problema della L. 194. Ancora una volta il PD mostra di essere più attento ai diritti civili che ai diritti umani e alla giustizia sociale. Ormai manca solo che qualcuno chieda di approvare anche in Italia una legge simile a quella francese che recentemente ha previsto il delitto di 'ostacolo' all'aborto".

Dalle fila della sinistra, invece, sono accorsi in molti a dar man forte a Zingaretti. Per la deputata di Sel Celeste Costantino "l'assunzione di medici non obiettori all'ospedale San Camillo di Roma con un concorso finalizzato proprio al servizio di interruzione volontaria di gravidanza è una buona notizia. Oggi in Italia i diritti delle donne che ricorrono all'aborto vengono regolarmente infranti dai medici, che costringono le donne a compiere vere e proprie odissee pur di mettere in pratica una scelta sacrosanta. Un percorso difficile proprio per l'eccessivo numero di medici obiettori nelle strutture pubbliche". Mentre per Marietta Tidei, deputata Pd, si tratta di "un atto di civiltà e di rispetto nei confronti delle tante donne che per troppi anni hanno dovuto vivere questa esperienza come un calvario, ma anche di quei pochi medici non obiettori che hanno portato avanti, spesso in solitudine, un lavoro straordinario verso la piena applicazione della legge 194".

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