Lo scorso 12 ottobre, in pieno centro e nel bel mezzo della movida di corso Como, Davide Cavallo studente bocconiano di 22 anni è stato aggredito da un branco di cinque ragazzi per una banconota da 50 euro. Pestato, accoltellato più volte, ha riportato una grave lesione midollare che lo ha reso invalido. Davide ha perso l'uso delle gambe, ma non la dignità. Ieri mattina, nell'aula del tribunale di Milano, infatti, ha fatto qualcosa di raro. Dopo le arringhe, si è alzato, ha raggiunto i suoi due aggressori Alessandro Chiani e Mohamed Atia e li ha abbracciati.
Non un abbraccio di circostanza. Mano sulla spalla di Chiani, parole scambiate a bassa voce con lui e con Atia. Pochi minuti in cui la vittima ha guardato in faccia chi lo aveva massacrato.
I difensori stessi, uomini abituati a vedere di tutto, sono rimasti colpiti. Hanno definito Cavallo "un ragazzo eccezionale, di alto livello morale". Durante quel colloquio, i due imputati hanno chiesto scusa. Atia gli ha consegnato una lettera e gli ha detto: "Potresti essere mio fratello".
Non è debolezza. È forza allo stato puro. Davide Cavallo non ha cancellato quello che ha subito. Ha semplicemente deciso di non lasciare che l'odio decidesse anche il suo futuro. Ha scelto di essere più grande del male ricevuto.
In un'epoca in cui tutti urlano vendetta e si nutrono di rancore, un ragazzo di vent'anni ha mostrato cosa significa davvero essere
uomini. Ha fatto quello che la legge può solo punire, ma non può guarire: ha spezzato la catena.Un abbraccio. Due scuse. Una lettera. E un'immagine che resterà molto più a lungo di qualsiasi condanna, quella del rispetto.