Accordi, ricatti e sorprese. Così sale un uomo al Colle

Fino al 27 aprile il Giornale regala la Storia dei Presidenti della Repubblica italiana. Si continua oggi con Giorgio Napolitano

Accordi, ricatti e sorprese. Così sale un uomo al Colle

Undici presidenti, da Enrico De Nicola a Giorgio Napolitano, passando per Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro e Ciampi. Il primo dei quali ho memoria personale è Giuseppe Saragat. Salotto di casa, sulla tv in bianco e nero scorrono le immagini della diretta dalla Camera, cosa rara perché a quel tempo, eravamo nel 1964, la Rai iniziava le trasmissioni dell'unico canale solo a tardo pomeriggio. L'elezione del Capo dello Stato era un evento che monopolizzava l'attenzione di tutti gli italiani e la mia famiglia non faceva eccezione. Di politica si parlava più di oggi ma se ne sapeva molto meno. Sui giornali si leggevano scarni resoconti ufficiali, le verità sulle lotte tra e nei partiti erano a conoscenza dei soli addetti ai lavori. La suspanse per la conta era quindi autentica, simile a quella per l'estrazione del lotto. Ce la farà, non ce la farà? Avevo sette anni e guardare quell'immagine fissa sul presidente della Camera che leggeva i nomi sulle schede mi fece sentire grande. Ricordo che per giorni il nome più votato fu quello di Brunetto Bucciarelli Ducci. Lo ascoltai tante di quelle volte, non so perché tifando che superasse il quorum, che mi è rimasto impresso in modo indelebile.

Oggi so, sappiamo, che la conta non può riservare alcuna sorpresa perché tutto avviene prima e fuori dall'aula. Accordi, ricatti, intrighi e tradimenti dell'ultimo minuto. Questa è l'elezione del Capo dello Stato dalla quale, con forse l'unica eccezione di Einaudi e Cossiga, sono sempre state escluse le prime linee della politica. Del resto, se uno ha scalato un partito vuole dire che si è fatto troppi nemici, dentro e fuori, troppe sono le gelosie e le invidie che ha prodotto per essere, o solo apparire, come l'uomo di tutti. Una maledizione che invano i leader hanno cercato di vincere, tra gli ultimi in ordine di tempo Andreotti e Craxi. Eppure gli uomini che sono saliti al Colle sono sempre stati, nel bene e nel male, l'espressione del loro tempo. Ricostruire le loro storie, senza le suggestioni e la retorica figlie dell'attualità, è rileggere la storia dell'Italia repubblicana e di ognuno di noi. Dove eravamo, cosa facevamo e pensavamo quando il presidente di turno saliva al Quirinale e dirigeva il traffico del Paese? Buona lettura e buon viaggio nella vostra memoria.

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