Leggi il settimanale

Accuse a Bp: ritocca le foto della ripulitura del Golfo

Per la Bp al peggio sembra non esserci mai fine. Mentre viene confermata la notizia della cessione a gruppi concorrenti da parte del colosso britannico di giacimenti di petrolio e di gas in diverse aree del mondo per poter far fronte alle enormi spese per la ripulitura del Golfo del Messico, si diffonde un imbarazzante rivelazione: le immagini fatte circolare dalla British Petroleum per documentare l’impegno per rimediare al più grave disastro naturale della storia dell’estrazione del petrolio sono state ritoccate.
Scrupolosi ingegneri al lavoro, think tank in riunione, monitor giganti osservati senza soluzione di continuità. Tutto vero, o quasi. Perché un attento blogger statunitense ha scoperto che le foto pubblicate dalla Bp sul centro di comando di Houston per seguire la perdita di greggio nel Golfo del Messico erano, appunto, «taroccate».
«Se dai false risposte al problema nel Golfo, suppongo tu sia capace anche di falsificare una foto» è stato il commento di John Aravosis, il blogger di Americablog.com che ha smascherato il ritocco (tra l’altro malfatto) delle foto.
La Bp ha precisato di aver soltanto chiesto al fotografo di «riempire» tre dei dieci monitor che appaiono nella foto del centro di comando, che erano bianchi. Quindi, nessuna «cattiva intenzione» ha spiegato Scott Dean, portavoce della Bp, che ha poi pubblicato la foto originale. L’uso di Photoshop, insomma, è stato fatto solo per un’esigenza grafica.
Ma numerosi ritocchi sono stati scoperti in altre foto, facendo giungere alla conclusione data dal sito del Washington Post: la Bp non è certo più capace di lavorare con Photoshop che di risolvere il problema della marea nera.
Contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, un’altra grande potenza si ritrova a dover fronteggiare un’emergenza simile. La Cina si specchia nei problemi degli Stati Uniti, perché la marea nera c’è anche a Dalian, nel Mar Giallo. E continua a estendersi. Sono ormai 430 i chilometri quadrati di mare inquinato, più del doppio rispetto al giorno prima, a cinque giorni dall’esplosione di due oleodotti della compagnia petrolifera statale nella città portuale del nord-est del Paese. Secondo i media nazionali, la fuoriuscita di greggio è stata interrotta, ma non si conosce la quantità di petrolio finita in acqua.
Per Greenpeace Cina è ancora difficile stimare la vera entità della perdita e i danni che ha provocato. Huang Yong, vicedirettore dell’Ufficio per la sicurezza marittima a Dalian, ha già lanciato l’allarme: «La perdita di greggio è una grave minaccia per gli animali marini e la qualità dell’acqua».
Nessuno è morto nell’incidente, ma una persona è deceduta durante le operazioni di pulizia: si tratta di un vigile del fuoco di 25 anni, Zhang Liang, annegato martedì. Le spiagge della zona di Dalian, una volta considerata la città cinese più vivibile, sono state chiuse per essere pulite, ma gli operatori sono sprovvisti dell’attrezzatura adeguata, secondo le testimonianze raccolte dal Beijing Youth Daily, il quotidiano dei giovani comunisti.
Secondo la Cctv, l’emittente nazionale cinese, in acqua sarebbero finite 1.

500 tonnellate di greggio, ma il dato appare poco convincente e comunque impossibile da verificare. Impressionanti le immagini trasmesse, che mostrano tra l’altro il salvataggio di due persone rimaste immerse tra le onde nel greggio ed estratte a fatica completamente ricoperte da un’appiccicosa melma nerastra.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica