Accuse alla D’Addario: «Trasferì soldi a Dubai»

Patrizia D’Addario anche spallona? Ieri La Gazzetta del Mezzogiorno riportava questa indiscrezione: la Procura di Bari avrebbe aperto un fascicolo d’inchiesta per il reato di esportazione di valuta all’estero. In ballo, un milione e mezzo di euro in contanti trasferiti da Roma a Dubai. Coinvolta nella storiaccia la escort più celebre della penisola, la quale però, sempre ieri, ha smentito «categoricamente» i contenuti dell’articolo.
Secondo il quotidiano, i magistrati del capoluogo pugliese si sarebbero mossi in seguito a una testimonianza. Anche se di un viaggio della D’Addario all’estero, in compagnia di «un assessore regionale importante», aveva già parlato l’ex amante della donna, Giuseppe Barba.
La D’Addario sarebbe partita da Foggia alla volta di Roma, approfittando di un’auto messale a disposizione da un politico o da un imprenditore amico. L’autista l’avrebbe accompagnata fino all’aeroporto di Fiumicino, dove la D’Addario si sarebbe unita a una delegazione della Regione Puglia, pronta a partire per un tour di colloqui istituzionali e d’affari negli Emirati Arabi. Che ci faceva lei, in quella compagnia? Secondo l’ipotesi, la D’Addario avrebbe dovuto trasferire illegalmente, per conto di qualcuno, un milione e mezzo di euro dall’Italia a Dubai. Particolare curioso: il denaro, diviso in mazzette di banconote da 500, sarebbe stato nascosto nella guêpière, a prova di perquisizione. Per il servizio, la D’Addario avrebbe ricevuto una ricompensa, sempre in contanti: diecimila euro, che poi la donna avrebbe speso per l’acquisto di una Ford Fiesta.
Vero? Falso? Sulla data del viaggio e anche sulla sua natura (missione della Regione Puglia, come ipotizzava ieri la Gazzetta, oppure viaggio privato) ci sarebbero in realtà versioni contrastanti e tutte da verificare. Ad ogni modo la D’Addario, come detto, ha negato tutto: «Smentisco categoricamente quanto riportato nell’articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno, dove si asserisce un mio presunto viaggio all’estero con un ipotetico politico locale e un imprenditore, finalizzato all’esportazione illecita di valuta. Non ho mai fatto un viaggio con un politico», ha scritto la donna in una nota diffusa ieri. «Men che meno - ha concluso - mi sono resa responsabile di illecita esportazione di capitali. Mi riservo di tutelarmi nelle sedi opportune contro ogni attacco diffamatorio nei miei confronti».
Il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, ha invece preferito non commentare direttamente: «Nel merito della vicenda ovviamente non entro, però sicuramente svilupperemo indagini in ogni direzione», ha detto ieri ai cronisti che lo incalzavano. E a chi gli chiedeva se la Procura indagherà anche sul reato di esportazione di valuta ha risposto: «Forse in questo caso l'aspetto d’interesse non è l’esportazione di valuta, ma la relazione interpersonale tra i soggetti che maneggiano danaro. Poi dove va il danaro non mi importa, forse in questo caso mi importerebbe di più da dove viene».
Sempre ieri Laudati ha annunciato la creazione di un «superpool» di magistrati per coordinare la decina di inchieste sulla gestione degli appalti nella sanità pubblica pugliese e i filoni d’indagine paralleli, come quello sulle escort. La scorsa settimana, Laudati aveva definito un «danno enorme» per le indagini la pubblicazione su alcuni giornali dei verbali degli interrogatori in cui l’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini diceva di aver procurato giovani donne al premier e a un ex vicepresidente regionale del Pd. Laudati ha annunciato la volontà di impiegare «ogni possibile energia per individuare gli autori delle fughe di notizie», precisando: «Il problema della fuga di notizie è un problema nostro, interno, non dei giornalisti che fanno il loro mestiere».