Adesso chi paga per questa donna uccisa in casa dai ladri romeni?

Lo Stato, che sentendosi parte in causa fu così sollecito ad indennizzare i due rapinatori di Mattielli, lo sarà anche nei confronti di Cloe Govoni? Qualcosa pesa sulla coscienza di chi lo Stato rappresenta e serve?

Adesso chi paga  per questa donna  uccisa in casa  dai ladri romeni?

Chi paga per la vita di Cloe Govoni? Intendiamo non solo chi espia, ma anche chi remunera, risarcisce. Non possono essere solo le due bestie romene, Florin Constantin Grumeza e Leonard Veissel, che una settimana fa massacrarono a pugni, calci e bastonate l'ottantaquattrenne ex insegnante. Oh, sì, avranno il loro bravo processo e la loro condanna. Che già immaginiamo tutt'altro che severa per le attenuanti del «disagio sociale», della colpa (nostra) di non aver fatto di più perché si integrassero, perché non si sentissero emarginati. E la violenza, l'efferatezza? Sempre colpa nostra, che non abbiamo voluto comprenderli, condividere i loro sogni, le loro aspirazioni a una vita migliore, più ricca senza la schiavitù del lavoro, delle regole del capitalismo selvaggio. Quando è così, si sa, monta la violenza, la comprensibile, addirittura legittima rabbia sociale. E poi, quei bravi ragazzi hanno promesso di non farlo più. Di non uccidere più a calci, pugni e bastonate. Come non dargli credito?

Il processo, dunque, andrà come andrà, ma sul banco degli imputati mancherà qualcuno, lo Stato. Uno Stato che di certo non favorisce il crimine, il tipo di crimine del quale stiamo parlando, la rapina. Però lo asseconda innanzi tutto degradandolo a «minore», dunque robetta di poco conto (essendo roba seria solo la Mafia con le sue trattative, i suoi Ciancimino e i suoi professionisti dell'antimafia) e quindi, in pratica, depenalizzandolo come attestano dichiarazioni dei vari Procuratori Generali: il novanta per cento di furti e rapine resta impunito. Infine lo favorisce, lo alletta con la propensione a colpevolizzare la vittima e depenalizzare l'aggressore, con una molto impegnata socialmente inversione di responsabilità. Musica per le orecchie di un rapinatore in pectore o in servizio permanente effettivo. Resta poi il pagamento inteso come remunerazione. Ermes Mattielli, la storia è nota, venne condannato a cinque anni di reclusione e al pagamento di 135mila euri a titolo di risarcimento per aver reagito, ferendoli, al tentativo di rapina di due zingari. L'ultima di numerose rapine, fra l'altro. Non avendo completamente saldato la pena pecuniaria, alla morte di Mattielli lo Stato ha nominato suoi eredi i due zingari, che dunque entreranno in possesso della casupola e del magazzino che intendevano svuotare. Bene, lo Stato, che sentendosi parte in causa fu così sollecito ad indennizzare i due rapinatori di Mattielli, lo sarà anche nei confronti di Cloe Govoni? Qualcosa pesa sulla coscienza di chi lo Stato rappresenta e serve? O le cure, le premure, l'interesse, l'impegno sociale saranno destinati ai soli Grumeza e Veissel?

Commenti