Afghanistan, Bossi: "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti"

Il leader della Lega entrando nella Basilica ripropone con una frase autocritica il tema della missione a Kabul

Roma - Entra nella Basilica e insiste sul tema della nostra missione a Kabul. Il ministro delle Riforme e leader della Lega, Umberto Bossi, rilascia una dichiarazione che sa di autocritica: "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti". Lo dice facendo il suo ingresso nella basilica di San Paolo fuori le Mura dove si svolgono i funerali dei sei parà morti in un attentato in Afghanistan. E si ripare il dibattito sul significato della missione italiana in Afghanistan.

Bossi chiarisce "Ho votato anche io. Eravamo convinti che servisse non certo a farli morire" chiarisce il leader della Lega lasciando la basilica di San Paolo. "Sentivo il dovero di dirlo" commenta così la sua frase all'ingresso. A chi gli chiede se questo rinfocolerà le polemiche, il ministro delle Riforme ha detto: "Molti ora sono convinti diversamente rispetto al passato. Deve passare un po' di tempo". Quanto al rientro entro Natale, il senatur ha proseguito: "Ci sono le piccole e le grandi cose, sarebbe un passettino portarne a casa a Natale almeno un po'. È un augurio, una speranza. Certo -ammette Bossi- c’è un problema americano, internazionale... Bisogna quindi chiedere a Berlusconi, che è l’uomo che si trova fra noi e l’America. Le cose, comunque - conclude - stanno migliorando".

Frattini: "Bossi ha capito di avere sbagliato" "Bossi, dopo le parole chiave del governo, ha fatto marcia indietro". Lo dice il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervistato da Il Mattino, in merito alla posizione assunta dal leader della Lega Nord dopo l’attentato di Kabu"l. Bossi - aggiunge Frattini - parlava alla pancia del suo elettorato. Il tutti a casa è un segnale che il governo non può dare anche per non mettere ancora più a rischio chi è ancora in missione. Chi in queste ore parla per logica politica dovrebbe ascoltare genitori, mogli, fidanzate o commilitoni di quei caduti, tutti orgogliosi del loro sacrificio". Mercoledì a Washington, sottolinea Frattini, "il primo punto sarà confermare con chiarezza che i Paesi del G8 continuano a sostenere la strategia di Onu e Nato in Afghanistan. E che quindi si continua in un quadro di collaborazione internazionale considerando, purtroppo, il terrorismo tutt’altro che sconfitto". Secondo obiettivo "è quello più importante: come guadagnare fiducia e cuori degli afghani, dimostrare con atti visibili che le forze della coalizione sono lì per il bene dell’Afghanistanm non per occuparlo come sostengono i terroristi". Il terzo punto è chiedere «in modo solenne un impegno netto del nuovo governo di Kabul: deve dirci cosa farà, in quanto tempo e di cosa ha bisogno per farlo». Frattini rileva anche che il metodo italiano è da imitare, quello che punta sulla politica e non sulle bombe, evidenzia che è alto il prezzo pagato dai ragazzi del Sud e dei quali lo Stato deve occuparsi e sulla sparatoria che sarebbe seguita all’attentato invita a non dare spazio a chi mente.

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