Aiuto, ci sono più giallisti che criminali

G ià il titolo Acqua in bocca ci inviterebbe a non scrivere del nuovo mistero della giallistica italiana: il nuovo libro scritto a quattro mani da Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, in uscita il 23 giugno per minimum fax, non promette bene. L'idea di far confluire i due investigatori principi dei due scrittori, Montalbano (alter ego di Camilleri) e Grazia Negro (protagonista dell’Almost Blue di Lucarelli), commercialmente non fa una piega ma la speranza, l’unica, è che l’operazione serva almeno a minimum fax per continuare a pubblicare grandi capolavori della letteratura americana.
Al di là della trama, le prime pagine si possono leggere proprio sul sito della casa editrice, il primo mistero è proprio il denaro. Sulla quarta di copertina si legge che «tutti i diritti andranno in beneficenza». Già, i diritti. Ma gli anticipi? Non ne sappiamo di più, ma essendo nel campo del giallo, ogni sospetto diventa un indizio. Si aspettano smentite o chiarimenti. Un altro enigma è che proprio da sabato scorso, su Rai3, è ripresa la serie «Blu Notte» condotta dallo stesso Lucarelli. Una combinazione? Possibile: anche se è indiscutibile che il ritorno in (blu) «chiaro» di Lucarelli non farà male alle vendite.
Per il resto: Acqua in bocca. Per minimum fax, come si legge sul sito, è «l’evento editoriale dell’anno" perché «insieme Camilleri e Lucarelli hanno venduto 20 milioni di copie». Ma da quando i dati di vendita sono sinonimo di qualità? Non si può generalizzare ma questa logica da jukebox lascia un pochino insospettiti. A proposito di jukebox quelli di minimum fax scrivono che si tratta di «una jam session fra due narratori geniali». Tralasciando il «geniali» e concentrandoci sul «narratori» continuiamo a leggere le dichiarazioni d’intenti dell'editore: «Il libro è reso unico e appassionante dalla sua struttura: invece che un romanzo convenzionale, è un collage di lettere, biglietti, ritagli di giornale, rapporti e verbali, pizzini che fanno rocambolescamente la spola fra i due detective, stimolando e accompagnando il lettore nella ricostruzione dell'indagine, che si conclude con un finale mozzafiato». Per adesso sorvoliamo sul finale e ci rimettiamo al giudizio del lettore per un incipit che non è tra i più folgoranti. Gli autori ci hanno messo 5 anni, 1825 giorni, per scrivere 108 pagine. Da quel che si evince da una prima lettura i pizzini di Riina sembrano più interessanti, anche solo per lo stile.
Il vero problema è questo: oggi i giallisti sono diventati un’associazione a delinquere di stampo immaginario. Non contenti di invadere le librerie, iniziano ad inquinare anche le prove del nostro immaginario. Ormai è una realtà: ci sono più giallisti che delinquenti, più noiristi che detenuti. Vorremmo evadere da questa marea gialla ma sfuggire è impossibile. Le librerie sono presidiate: non c’è vetrina, scaffale, parete che non presenti il «nuovo libro giallo dell’anno». L’invasione degli svedesi, dopo il fenomeno Stieg Larsson, ha ormai assunto proporzioni difficili da contrastare: negli anni ’60 c'era l’invasione delle svedesi sulle spiagge di Rimini, oggi abbiamo i giallisti.
Eppure, ad esempio, l’unico vero giallo in Stieg Larsson, tradotto in 29 paesi e venduto in 9 milioni di copie, è il segreto del suo successo. Con la Trilogia di Larsson siamo al puro entertainment spacciato per letteratura di cassetta. Pile e pile di libri che ci aspettano nelle librerie, nei supermercati, negli autogrill, nelle edicole. Larsson ha prodotto libri da aeroporto, romanzi di linea: prevedibili e, solo come nella fiction può accadere, sempre in orario. Perché sai già che in quel punto, in quella pagina, troverai quello che vuoi trovare.
Si ha l’impressione, come ha dichiarato Carlo Fruttero, unica voce fuori dal coro, che i libri di Larsson «non sembrano scritti con il computer ma dal computer: è come se la macchina producesse direttamente questa brodaglia, un pezzetto di carota, una buccia di patata, e su tutto un certo colore verdino. Insomma mi ricorda le antiche minestre che pare servissero nei collegi dei bambini poveri, tanti anni fa». Fruttero ha ricordato anche il compositore Ravel quando polemizzava con i suoi contemporanei accusandoli di fare musique de robinet, musica di rubinetto, quella che poteva «andare avanti all’infinito, sempre uguale». Per non parlare, appunto, dei suoi emuli: ormai ci sono più noiristi svedesi nelle nostre case che librerie Billy dell’Ikea, il che è un record assoluto.
E di certo in Italia non andiamo meglio. Se anni fa esisteva il poeta della porta accanto, oggi ad inseguirci è lo scrittore di gialli. Non c’è via di scampo: ti insegue ovunque. Carlo Fruttero, ad esempio, non si rassegna ad essere uno tra i migliori scrittori italiani e cavalca il mercato continuando a pubblicare Mutandine di chignon: dopo aver contribuito a far conoscere con Franco Lucentini i migliori scrittori americani (si veda ad esempio l’Antologia della nuova narrativa Americana, pubblicata nel 1963 da Mondadori, che presentava scrittori da noi allora sconosciuti: da Capote a Bellow, da Mailer a Cheever, da Yates a Purdy) ha iniziato a furoreggiare con gialli come La donna della Domenica. Fruttero e Lucentini, coppia geniale nell’aver anticipato Niccolò Ammaniti. Ogni loro libro è impossibile da giudicare: si aspetta il film per avere un’idea chiara.
Non si salva nessuno: chi abbiamo? Leggere Carlo Lucarelli è diventato impossibile: si ha sempre in mente la sua voce da «Blu notte» e il cartonato alle sue spalle. Viste le sue ultime prove narrative, si legga ad esempio L’ottava vibrazione, si ha la netta sensazione che a scrivere il romanzo sia stato proprio il cartonato. Andrea Camilleri? Più che una lettura da ombrellone è autore di romanzi da ultima spiaggia. Gianrico Carofiglio? Tutte le sue idee finiscono nel cognome (più che uno scrittore è una S.P.A.). Gianni Biondillo? È come Gianni Biondillo se Gianni Biondillo fosse uno scrittore. Loriano Macchiavelli è ormai l’ombra di stesso: il suo Ispettore Sarti è come il Riccadonna, un amaro perduto nel tempo. Sandrone Dazieri, invece, è geniale: scrive sempre lo stesso libro ma con titoli diversi. Tralasciamo le centinaia di giallisti agli esordi, se li cercate li trovate «porta a porta» in ogni condominio.
Nelle librerie e nelle nostre teste è un continuo perpetrarsi di omicidi di carta. Perché il delitto perfetto è che ogni società ha il tipo di criminali che si merita. Noi abbiamo i giallisti.

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