Albanese ottiene gli arresti domiciliari. In carcere

Albanese ottiene gli arresti domiciliari. In carcere

Tanta fatica per cercare di convincere i magistrati che lui con quell’omicidio c’entrava ma molto marginalmente, poi, alla fine, scopre di essere stato «incastrato» e rispedito in cella dal suo padrone di casa. Endrid Bajra, il trentenne albanese in cella per il delitto del connazionale Ilir Krypi, freddato in via Milano con un colpo di pistola al volto, è agli arresti domiciliari. Ma sempre a Marassi.
L’albanese era stato riconosciuto come uno dei cinque uomini che avevano «regolato i conti» con la vittima tendendogli un agguato in strada, il 19 luglio scorso. Un’esecuzione nata nel giro della prostituzione e legata al tentato sequestro di una ragazza. Bajra, grazie al suo avvocato Umberto Pruzzo, è riuscito a convincere il om e poi il gip, Silvia Carpanini, che il suo ruolo quella sera non fosse stato così rilevante. La testimonianza della ragazza presente all’omicidio nei suoi confronti si è rivelata imprecisa e il legale ha ottenuto la concessione degli arresti domiciliari. Neppure il tempo per «festeggiare», che Bajra, mentre stava per varcare il portore delle «case rosse» ha scoperto di dover restare in cella. Il suo padrone di casa, sapendolo in carcere (da un mese), aveva già provveduto a riaffittare l’appartamento. Non avendo un luogo dove fissare il domicilio, in attesa di trovare una pensione o un nuovo alloggio, l’albanese resterà agli arresti domiciliari a Marassi, l’unica residenza di cui al momento dispone.

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